Album di guerra

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I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona
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martedì 3 dicembre 2019

Addio a "Checo", un altro protagonsta della Resistenza carnica



Anche Giancarlo Franceschinis, "Checo" nella Resistenza carnica, se ne è andato.





Per conoscere la sua storia ed il suo impegno, si possono vedere le   videointerviste raccolte da Dino Ariis e inserite nel video "Carnia libera 1944. La repubblica di Ampezzo!"(vedi  http://www.nn-media.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=2&Itemid=103 ) o le pagine sul sito "Carnia Libera 1944" (https://www.carnialibera1944.it/partigiani/nonsoloiltricolore.htm). 


Ecco il profilo che ne ha tracciato il "Messaggero Veneto":

Addio al comandante Checo: è morto il partigiano Giancarlo Franceschinis


Aveva 94 anni. Nato a San Daniele fu commissario politico 
del battaglione Leone della brigata Garibaldi Carnia 

Liberato dopo un lungo interrogatorio, si convinse a darsi alla macchia in Carnia, dove ritrovò il suo “maestro” Cristofoli. Entrò nel Distaccamento della Brigata Garibaldi Carnia, diventandone in breve tempo commissario. Rischiò più volte la vita partecipando ad azioni contro i nazifascisti, dimostrando tutto il suo coraggio e l’abilità con le armi. Celebre, a tal proposito, fu il combattimento del luglio 1944 a Sappada, che portò alla conquista della caserma della Feldgerdarmerie. Un’azione partigiana che diede una spinta decisiva al morale della Resistenza, durante la quale, però, il comandante “Checo” dovette patire la perdita dell’amico Cristofoli, “Aso”.

«Amato compagno Aso, fratello più che amico e compagno di lotte, compagno di tante azioni dei primi tempi della resistenza che noi soli sappiamo, che ricordavamo noi soli ridendo, te ne sei andato troppo presto lasciandoci senza guida. Che faremo ora senza di Te?». Questo un passaggio del diario di Franceschinis dedicato proprio alla morte di Cristofoli. Sono i mesi della Libera Repubblica Partigiana della Carnia, che videro “Checo” tra i protagonisti di quell’esempio di democrazia sotto il giogo nazista.

Anche il presidente dell’Anpi di Milano, Roberto Cenati, ricorda la figura di Franceschinis: «Parlava spesso la nascita della Repubblica democratica di Ampezzo, nella Carnia occupata dai nazifascisti. Fu un miracolo che durò poche settimane, ma che bastarono a lasciare dei precedenti dai quali, la futura Costituzione Italiana, non poté prescindere: l’abolizione della pena di morte, il riconoscimento di pari opportunità alle donne che, considerate anch’esse capi famiglia, avevano il diritto al voto. La libertà – conclude – non ci è stata regalata, ma è stata conquistata per tutti noi da donne e da uomini che, come Franceschinis, non rimasero indifferenti, ma che fecero una scelta ben precisa: quella di combattere contro le nefandezze del nazifascismo».

Dopo la guerra Franceschinis, come accennato, si trasferì a Milano aprendo uno studio legale, esercitando fino alla pensione la professione di avvocato. «Rinnovo il dolore e il cordoglio dell’Anpi Udine – dice ancora Spanghero – per la scomparsa di un personaggio come Franceschinis, che ha contribuito a far sì che l’esperienza della Repubblica Libera della Carnia diventasse realtà». Spanghero difficilmente parteciperà ai funerali del comandante “Checo” a Milano, ma annuncia un evento per ricordare la sua figura in Carnia, ad Ampezzo, dove fu tra gli artefici della Resistenza friulana.
Alessandro Cesare
(Messaggero Veneto, 3 dicembre 2019)

martedì 25 aprile 2017

Un 25 aprile senza "Tredis"

Pieri Brollo, il partigiano “Tredis”, ci ha lasciati pochi giorni fa.  Non lo vedremo più, col suo inconfondibile berretto dalla stella rossa, prendere parte alle cerimonie, sempre pronto a raccontare e a spiegare il senso delle sue scelte, la coerenza della sua testimonianza di lotta, in 90 anni spesi seguendo "una fiamma di un sol color".

Raccontare la sua vita attraverso le sue parole, raccolte in occasioni diverse, può forse avere un senso particolare, in questo 25 aprile.




La scelta di aderire alla Resistenza

L’episodio che mi ha spinto ad entrare nella Resistenza è stato questo: una sera stavo rientrando a casa e, senza farmi notare dai genitori, appresi dalla loro conversazione che l'impiegato dell'ufficio anagrafe di Gemona li aveva informati che i fascisti avevano richiesto in Comune l'elenco dei giovani nati nelle annate 1924, 1925-1926 per arruolarsi nelle loro file. Fra questi giovani c'ero anch'io: Pietro Brollo, nato il primo settembre 1926, figlio di Lucia Rossi e Giacomo Brollo. Mio padre ha reagito  stizzito con un deciso “No”, anche perché egli aveva già fatto il suo dovere militare sul Piave contro gli austriaci, a nemmeno vent'anni.

Primi contatti con i partigiani

Il primo contatto con i partigiani l’ho avuto un giorno uscendo dal lavoro nella polveriera di Osoppo, quando fui contattato da Giuseppe Zuliani (poi comandante partigiano ALPI del battaglione Matteotti) che chiese a me e ai miei compagni se avevamo portato fuori qualcosa dalla polveriera come polvere  da sparo, tritolo, bombe a mano, che lui avrebbe portato agli amici delle squadra di azione partigiana a Trasaghis. Alpi, con questi amici, cominciò ad operare con le SAP  prima ancora che dal cividalese giungessero  Mario Lizzero ANDREA e Luigi Grion FURORE.


Sulle montagne di Avasinis

Così mi aggregai anch'io per andare in Planecis sopra Avasinis e qui ho ritrovato i miei compaesani di Campolessi , provenienti tutti dal “Borc da Fan”. Alpi, il caposquadra, prima di darmi il nome di battaglia mi disse: - dal tuo borgo sono già arrivati i 12 giovani e tu potresti chiamarti TREDIS.
Accettai e ne fui felice e onorato.
I miei paesani avevano avuto fratelli morti sui fronti jugoslavo, greco, albanese e russo. E con noi c'erano anche dei sovietici, dei francesi e qualche polacco. 3-4 giorni dopo mi diedero in dotazione il mitra.
In Planecis capitò anche di subire una forma di avvelenamento dovuta al verderame prodotto dal recipiente usato per fare la polenta: ce la cavammo con dei forti mal di ventre. E, a me il medico sovietico decise di fare un piccolo intervento chirurgico: lo eseguì in una piccola stanza di una baita. Prelevò da una tasca il suo bisturi anche se non so come faccio a disinfettare me e il suo arnese senza punti di sutura… ne seguì comunque la guarigione, con una piccola cicatrice sulla guancia sinistra. Ho pianto e il medico che non parlava bene l'italiano mi consolò dicendo: “ ah bambino, non avere paura, io non ti faccio freccia, non ti lascio il segno. …".

Azioni partigiane

Ogni sera andavo fuori in azione, sempre in testa, perché conoscevo i luoghi e i sentieri; mi portavano sulla strada Pontebbana dove partecipai alla grande azione dell' attacco contro i cosacchi alloggiati nella scuola di Campagnola .
Nell'azione contro i cosacchi di Campagnola, siamo arrivati con Gjno Lacje, che abitava vicino e ci ha insegnato una stradina  per evitare le pattuglie. Io tiravo due - tre colpi alla volta, ma a colpo sicuro, osservando le ombre  che si vedevano muovere all'interno della scuola. Siamo stati circa 35 minuti, ma uno o l'altro della squadra, c'era sempre qualcuno che tirava!
Con la mia squadra mi ero posizionato nel cortile di Teresa Di Vora, mentre di fronte stava la squadra la squadra di "Eros" e la squadra di "Furore" con i sovietici veniva da Trasaghis. Nello scontro "Eros" cadde ferito.
Andavamo anche lungo la linea ferroviaria che attraversa Gemona: di fronte circa l'attuale ristorante da Willy c'era un corpo di guardia tedesco in un casello ferroviario. E, qui, io e altri siamo riuscit1 a fare deragliare un treno davanti al naso dei Tedeschi!
Ho montato la guardia sulla rampa di Gemona, assieme ad altri e ad altri due friulani al ponte sul Tagliamento di Braulins quando sei partigiani sovietici hanno fatto saltare un pilone e due arcate; tra questi c'erano Silos commissario, Daniel comandante del battaglione Stalin, il MIEDI e anche uno, Nikolaj, che poi ha tradito ed è tornato con i cosacchi.


Da Trasaghis a Gemona

Guadato il fiume Tagliamento all'altezza di Braulins e proseguendo in direzione di Campagnola, siamo usciti sulla strada all'altezza della casa cantoniera, di fronte a via S.Pietro. Presso la scuola "Nibbio" scivolò in un canale. Fu tratto fuori tutto inzuppato d'acqua. Poi abbiamo proseguito verso est dove abbiamo costituito la brigata "Anita Garibaldi".


Scontri con i cosacchi

Facevamo spesso delle azioni improvvise contro i cosacchi, lanciando delle bombe a percussione, che scoppiavano quando arrivavano a terra. Loro non si accorgevano di niente, solo a scoppio avvenuto (e cominciavano a spararci dietro, ma troppo tardi).

Un giorno io, Tigre e altri due di Magnano, passato l'Orvenco, ci siamo imbattuti in un carro cosacco; abbiamo fatto fuoco e loro sono andati a sbattere coi cavalli  presso il Crist al lato della strada. Noi abbiamo attraversato l'Orvenco  verso Mont Taronde e siamo entrati nel cortile di Guido Vidoni. Subito ci siamo sentiti dietro le raffiche del parabellum dei cosacchi a cavallo, ma eravamo già fuggiti.

All'incrocio della Casote, quelli di Bueriis levavano la torba. Arriva un cosacco, finge di arrendersi, ma poi scappa. Gli spariamo, prima ferendolo a un piede, poi colpendolo in testa. L'indomani, però, eravamo saliti al casale dei Moro, vicino al cimitero di Magnano. Eravamo un bel gruppo, la gente ci ha preparato un pasto addirittura col pane bianco. Mentre stavamo per mangiare, sono arrivati i cosacchi. Abbiamo cercato di difenderci sparando, ma eravamo quasi accerchiati. Ci sparavano mentre noi cercavamo di nasconderci tra le canne de granoturco, che venivano spazzate via dalle pallottole della mitragliatrice. Abbiamo avuto un solo ferito, un partigiano di Buia, Ridolini. Però abbiamo dovuto rompere l'accerchiamento, lì da cjase dal çamp, sparando.


Alla Liberazione, col Btg. Carbonari

Nel Carbonari c'erano tre distaccamenti: uno a Carnia, due a Gemona (uno in Godo e l'altro in centro, con base nella Farmacia).
Il capo era Alpi, Giuseppe Zuliani, nato "tal borc da fan", a Campolessi. Schettino (Warren) era una specie di economo, c'era anche suo cognato Luigi  Bertossi del '23.
Eravamo andati nella casa dell'impresario Goi. E’ stato qui che abbiamo avuto i primi contatti con gli alleati: ci si incontrava la sera, nascostamente. C’era un piccolo ufficiale, che ho fatto incontrare con Alpi. Venivamo di notte dalla parte dello scalo…
Nei giorni della Liberazione, c'era sotto il Municipio uno dei fratelli Guerra che, con una machine-pistole e due caricatori, esortava la gente ad andare verso Montenars e a fuggire da quelli della "glacere". Io e altri due Brollo "Gaspar", Francesco e Luigi, ci eravamo messi a controllare gli ultimi tedeschi. Ho recuperato anche un ferito, in un ruscello.

Il Btg. Carbonari a Gemona nei giorni della Liberazione. Tredis è in prima fila, il quarto da sinistra 




Certificato numero 12 1872 rilasciato al patriota Brollo Pietro

Nel nome dei governi dei popoli delle Nazioni Unite ringraziamo Brollo Pietro di aver combattuto il nemico sui campi di battaglia militando nei ranghi dei patrioti tra quegli uomini che hanno portato le armi per il trionfo della Libertà, svolgendo operazioni offensive, compiendo atti di sabotaggio, fornendo informazioni militari.

Col loro coraggio e la loro dedizione i patrioti italiani hanno contribuito validamente alla liberazione dell'Italia e alla grande causa di tutti gli uomini liberi.

Nell'Italia rinata i possessori di questo attestato saranno acclamati come patrioti che hanno combattuto per l'onore e la libertà.
Firmato:  Alexander
(maresciallo comandante supremo alleato delle forze nel Mediterraneo centrale)




(Dichiarazioni raccolte, a più riprese,  da Pietro Bellina, Lorenzo Londero e Pieri Stefanutti. V. anche il video “Resistenza tra Arzino, Lago e Tagliamento”  promosso dall’Auser con riprese di Giacinto Jussa.) 


sabato 27 agosto 2016

Salire in Ledis, per ricordare i caduti del Gemonese

A Ledis (Gemona del Friuli) cerimonia in ricordo dei 53 gemonesi caduti nella Lotta di Liberazione


                                            Risultati immagini per Ledis + chiesetta

Domenica 28 agosto 2016
71ˆ FESTA DI LEDIS in ricordo dei 53 gemonesi caduti durante la Lotta di Liberazione
Domenica 28 agosto 2016

PROGRAMMA
ORE 11,00 Santa messa presso la Chiesetta di Ledis
Saluto del Sindaco di Gemona del Friuli
Breve saluto del rappresentante dell’ANPI
Intervento commemorativo del Presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo Friuli
Consegna di medaglie alla memoria ai familiari di alcuni patrioti osovani di Gemona del Friuli
ORE 12,30 Momento conviviale e di festa a cura del Comitato “Borg di Taviele”


venerdì 20 maggio 2016

Gemona, addio al partigiano "Nino", la "spalla" di McPherson

Addio a Ezio Bruno Londero eroe della Resistenza e vicesindaco di Gemona

Gemona: guidò la missione che fece saltare in aria la fabbrica Morgante per bloccare i tedeschi Il presidente dell’Apo Marzona: ricordo con commozione la sua presenza a Faedis con Napolitano
GEMONA. È morto mercoledì 18 maggio, verso mezzogiorno all'età di 92 anni, Ezio Bruno Londero, figura storica di fondamentale importanza nella ricostruzione di Gemona, dove ricoprì l’incarico di vicesindaco, ma anche prima quale partigiano della Osoppo, autore di gesta leggendarie al termine del secondo conflitto mondiale. Braccio destro del generale inglese Thomas McPherson, Ezio Bruno “Nino” Londero fu il partigiano che alla vigilia di Natale del 1944 guidò la missione con cui si fece saltare in aria la fabbrica Morgante (in seguito divenuta la nota Manifatture) che i tedeschi volevano utilizzare per produrre materiali per l’aviazione: nei suo contatti con gli Alleati che stavano combattendo per liberare il nord est dai nazisti, gli era stato infatti comunicato che aveva due settimane di tempo per portare a termine quella missione, altrimenti Gemona avrebbe dovuto essere bombardata.
la Targa commemorativaRisultati immagini per Ledis + GemonaDi quelle gesta ne parlò sia radio Londra che radio Mosca. Da parte sua l’Apo di Udine, dove per anni Ezio Bruno ha fatto parte del direttivo, ha già espresso il suo cordoglio: «È stata una bella soddisfazione per Nino – ha detto il presidente Cesare Marzona – poter assistere nei giorni scorsi alla visita dei familiari di Thomas McPherson con i quali abbiamo celebrato l’intitolazione della casa alpina di Ledis alla “brigata Osoppo”, proprio come desiderava Nino Londero. Ricordo con commozione la sua presenza nel 2012 a Faedis con il presidente Napolitano e lo scorso anno alla consegna al bosco Romagno della medaglia al 70° della Resistenza con il sottosegretario alla difesa Domenico Rossi». (...)

Ezio Bruno Londero tra C. Marzona ed E. Pascoli

(Rid. e riel.  da: Messaggero Veneto, 19 maggio 2016) 

lunedì 11 aprile 2016

"Percorsi della memoria" recensito da "Patria Indipendente"

La storica rivista dell'Anpi nazionale "Patria Indipendente", nella sua versione online ha pubblicato, a firma di Natalia Marino, una ampia recensione del volume "Percorsi della memoria" edito dalle sezioni Anpi di Gemona-Venzone  e Trasaghis-Bordano.

Percorsi della Memoria tra Gemona del Friuli, Trasaghis e Venzone

Un volume curato da Pieri Stefanutti. La morte di dieci partigiani e otto civili a Gemona, l’occupazione cosacca, la strage di Avasinis di Trasaghis, l’eccidio dei nazisti in ritirata con 51 vittime, l’omicidio di monsignor Faustino Lucardi, parroco di Venzone

Percorsi della memoria_copertina 2Fissare la memoria, ricordare fatti, luoghi, volti, omaggiare il passato per prenderne esempio o capirlo di più. Nel territorio di Udine è stato il lavoro portato avanti delle sezioni ANPI Gemona-Venzone e ANPI “Val del Lago” di Trasaghis e Bordano, ora racchiuso in un volume. Realizzato per il 70° col sostegno delle Amministrazioni comunali e curato dallo storico Pieri Stefanutti, Percorsi della Memoria tra Gemona del Friuli, Trasaghis e Venzone propone un itinerario didattico e al contempo un pellegrinaggio, laico, attraverso borghi dal rilevante patrimonio artistico e culturale e una natura spettacolare con pianure, fiumi e laghi, colline e montagne fino alle pendici delle Prealpi Giulie.
Come indica il sottotitolo,Monumenti, cippi, lapidi, testimonianze materiali capaci di far ricordare le vicende della Lotta di Liberazionericostruisce gli eventi e racconta i protagonisti della Resistenza nel gemonese illustrando le numerose opere commemorative collocate proprio dove accaddero gli scontri a fuoco con gli occupanti, le rappresaglie, i rastrellamenti, le fucilazioni, le uccisioni per strangolamento, gli eccidi. Stele, targhe, sculture in memoria, quadri e mosaici sono stati censiti e fotografati, offrendo anche la descrizione dei monumenti distrutti dal terremoto del 1976. Tutti, dunque, salvati dall’oblio.
Le cento pagine della pubblicazione, corredate da immagini a colori, dalla memorialistica partigiana e da nuove testimonianze acquisite possono divenire così per studenti, cittadini e turisti un’istruttiva, agile e utile guida per tracciare le tappe di un viaggio in un museo diffuso sulle orme della guerra di Liberazione nell’Alto Friuli. Chi volesse approfondire o avere ulteriori informazioni sul volume o sull’itinerario può contattare l’ANPI locale alla e-mail: anpigemona_venzone@hotmail.it
Venzone, lapide mons. Lucardi (archivio Anpi Udine)La ricerca di Pieri Stefanutti ha il pregio di aver fatto emergere episodi finora poco conosciuti accanto a quelli già noti: la morte di dieci partigiani e otto civili a Gemona, i sette mesi dell’occupazione cosacca, la strage di Avasinis di Trasaghis, il più grave eccidio dei nazisti in ritirata con 51 vittime il 2 maggio ’45, l’omicidio di monsignor Faustino Lucardi, parroco di Venzone.

La maggior parte delle opere commemorative è state eretta lungo le strade, nei boschi e sulle montagne del territorio tra Gemona, Trasaghis e Venzone, tuttavia alcune sono collocate in strutture architettoniche tradizionalmente mèta dei turisti. Per esempio, sotto la Loggia del Municipio è posta una targa in memoria di quanti lottarono e caddero per la libertà, con incisa la scritta attribuita al poeta Tosco Nonini. 
bierti fucilazione_rNel Museo Civico, a Palazzo Elti, è possibile ammirare il dipinto Fucilazione di via Spalato, realizzato nel 1959 da Francesco Bierti. La “Guernica friulana” e i bozzetti introduttivi conservati nell’esposizione  permanente sono ispirati a quanto accaduto nella caserma di Udine il 9 aprile ’45. Uno dei 29 martiri è il partigiano gemonese Leandro Nonini “Colombo”, già operaio della Todt, l’impresa di costruzioni della Germania nazista dove gran parte del lavoro più pesante era realizzato dai prigionieri di guerra.
Il volume realizzato dalle ANPI propone dettagliati ritratti, spesso inediti, dei 31 Caduti partigiani del territorio, tra i quali “Mazzini”, “Oslo”, “Olivo” “Nero” a Gemona, “Pettirosso” a Tenzone; i “ruolini” di molti combattenti; le notizie sulla cattura e le circostanze della morte di alcuni patrioti, tra i quali la famiglia Celetto Osser (ricordata anche grazie al lavoro di Lino Argenton sui medici durante la Resistenza); a volte anche la difficoltà del recupero dei corpi e i tributi della popolazione in occasione dei funerali nel dopoguerra. 
Come documenta il volume di Stefanutti, responsabile del Centro di Documentazione sul Territorio e la cultura locale Alesso di Trasaghis, un ruolo determinante nella storia del gemonese occupato ebbero anche i gesti di solidarietà e soccorso di tutta la popolazione a partigiani e deportati. In particolare donne e ferrovieri della ex Ferrovia Pontebbana, considerata dai nazisti via strategica di collegamento tra l’Adriatisches Küstenland e l’Austria. 
Tra il 1943 e il 1945 sia la strada statale sia i binari ferrati dove transitavano i convogli blindati destinati ai lager furono teatro dei sabotaggi delle formazioni garibaldine e osovane, come di grandi e rischiose azioni di salvataggio dei prigionieri catturati durante i rastrellamenti. Le donne della Carnia informavano i parenti e portavano generi alimentari ai deportati. Le più giovani e avvenenti cercavano di distrarre i soldati della Wehrmacht, mentre i ferrovieri del Casello 39 “davano la libertà ad alcuni facendo indossare loro un berretto, una giacca da ferroviere o una semplice bandiera rossa da manovra, mimetizzandoli”, come ha scritto Luciano Simonitto in uno dei suoi libri, di cui ampi stralci sono riportati in Percorsi della Memoria.
Il disegno che i compagni nel lager dedicarono al capostazione BardelliTra i lavoratori delle ferrovie ricordati, citiamo il capostazione radiotelegrafista di Carnia, Angelo Bardelli, arrestato e deportato ad Auschwitz quando, durante l’esperienza della Zona Libera, si intensificò il controllo nazista. I compagni del lager, conosciuta la sua storia, realizzarono un disegno che lo raffigurava. La sorte fu poi benevola con Bardelli: riuscì a salvarsi e a ritornare a casa. Nel volume si ricorda la proposta alle Ferrovie dello Stato di collocare il quadro-documento nella casa cantoniera del Casello 39. La proposta non venne accettata e così si è optato per una targa, scoperta nel luglio 2015.
La pubblicazione è completata da una bibliografia essenziale: libri, fonti archivistiche e audiovisive, siti internet e da una documentazione integrativa.


mercoledì 27 gennaio 2016

Percorsi della memoria tra i simboli della Resistenza nel Gemonese

Venerdì 29 gennaio, alle ore 17.30 presso la Sala Consiliare di Palazzo Boton a Gemona, sarà presentato il volume Percorsi della memoria, ultimo lavoro di Pieri Stefanutti, dopo i recenti "Venzone in guerra" e la riedizione del Diario di don Zossi in larga parte dedicato all'eccidio di Avasinis.
Nel corso dell’evento, promosso dall’ANPI Sezione di Gemona-Venzone e dal Comune di Gemona, interverranno – oltre all’autore del libro – Lorenzo Londero, presidente dell’ANPI di Gemona-Venzone,Paolo Urbani, sindaco del Comune Gemona, Andrea Zannini, docente di storia moderna presso l’Università di Udine, Dino Spanghero, presidente provinciale dell’ANPI.
Come precisano i promotori dell’evento, dopo il 1945, una volta conclusa la Lotta di Liberazione, anche nel Gemo­nese vennero eretti cippi, monumenti e lapidi a ricordo di quanti avevano perso la vita seguendo un ideale di libertà. 
Dipinto nella chiesetta di Ledis - ph. L. Copetti
Col passare degli anni, alcuni di questi “segni della memoria” continuarono ad additare nel tempo il sacrificio di quelle esperienze. Altri andarono invece incontro a un triste destino di oblio, se non di rimozione. La ricerca Percorsi della memoria vuole contribuire a ricostruire la “mappa dei segni della memoria” nei Comuni di Gemona, Trasaghis e Venzone, indicandone la posizione, le caratteristiche, l’episodio cui fanno riferimento. È un lavoro rivolto a quanti “c’erano” e soprattutto alle giovani generazioni, che forse poco conoscono di quelle ormai lontane vicende.
A tutti i presenti sarà consegnata una copia del volume.
Sabato 30 gennaio, alle ore 17, il libro sarà presentato a Trasaghis, presso il Centro Sociale di Avasinis, in un incontro promosso dalla sezione Anpi Val del Lago con il Comune di Trasaghis. Oltre all'autore, interverranno il sindaco di Trasaghis Augusto Picco, il segretario della Sezione Anpi Ivo Del Negro e il presidente regionale dell'Anpi on. Elvio Ruffino.

venerdì 4 dicembre 2015

Romano Marchetti, una lunghissima Resistenza

Il Messaggero Veneto ha dedicato una pagina intera alla figura di Romano Marchetti, "il più vecchio partigiano d'Italia", che a 102 anni continua a portare la propria preziosa testimonianza al dibattito politico e sociale della Carnia.

Romano, il partigiano più vecchio d’Italia 

Il tolmezzino Marchetti, 102 anni, ha rinnovato la tessera Anpi e dice: «Non abbiamo realizzato tutti gli obiettivi della Resistenza»



Per conoscere dettagliatamente la figura di "Cino Da Monte":
Marchetti Romano (a cura di Laura Matelda Puppini), Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, IFSML e Kappa Vu ed., 2013

martedì 4 agosto 2015

Rastrellamenti in Carnia nell'ottobre '44 rievocati in un romanzo

SI PRESENTA A FORNI DI SOPRA UN ROMANZO CHE RACCONTA LA CARNIA DEL 1944  


Venerdì 7 agosto alle ore 18, nella Sala Parco Dolomiti Friulane, il Comune di Forni di Sopra ha invitato la scrittrice Stefania Conte a presentare il suo nuovo romanzo 'L'ultimo canto del codirosso', pubblicato da Morganti editori.
L’autrice, conosciuta come ‘La signora dei gatti’, per via dei romanzi in cui mescola storie feline alle magie di donne straordinarie (La gatta che vedeva le streghe, La gatta che giocava con le farfalle, Il gatto che apriva i cassetti e a breve Le gatte che mangiavano le patatine), ha abbandonato temporaneamente il genere per scrivere un romanzo basato su fatti realmente accaduti nella Carnia dell’ottobre 1944.
Questa, in sintesi la trama del bel romanzo: 
Carnia, ottobre 1944.
Nel paese di Pesariis, gli orrori della Seconda guerra mondiale entrano con prepotenza nelle case e negli stàvoli. Gli abitanti, abituati da sempre a fare i conti con i sacrifici e il duro lavoro, rispondono con dignità, fermezza e coraggio alle richieste dei nazisti e dei partigiani.
In una casa posta nel cuore del paese vive l’orologiaio Giovanni Agostinis, con la moglie Maddalena e la loro figlioletta Agnese.
La bambina, per il colore fulvo dei capelli e per la sua voce melodiosa è chiamata da tutti Codirosso.
La sua spiccata sensibilità e la sua intelligenza l’aiutano a dare un senso ai fatti della vita, risignificando ciò che vede con il ricco mondo della sua immaginazione. Nel mortifero presente in cui vive, usa con coraggio le canzoni che ha imparato, modificandone i testi affinché le parole possano custodire le forti emozioni provate.
La sua vita cambierà a causa di un ufficiale delle SS che, senza motivo, riversa il suo odio sul padre.
Dopo una serie di tragici avvenimenti, Agnese viene deportata nel campo di concentramento di Dachau.
Lì, per tentare di sopravvivere, metterà a frutto quanto imparato mentre osservava il padre costruire gli orologi a pendolo: sopraffatta dal terrore, annullerà lo scorrere del tempo vivendo ogni giorno come se fosse privo di passato e di futuro.

Dialogano con la scrittrice la giornalista Gabriella Bucco e lo scrittore Paolo Morganti. Ingresso libero.


Chi è l’autrice
Stefania Conte è nata a Venezia e per amore si è spostata dalla città lagunare per vivere e lavorare in Friuli, portando con sé il marito Paolo Morganti, anche lui scrittore, e i suoi amati gatti. Il felice esordio è avvenuto con il romanzo La gatta che vedeva le streghe (2013), seguito da La gatta che giocava con le farfalle (2014) e da Il gatto che apriva i cassetti (2014). Dopo L’ultimo canto del Codirosso (2015), pubblicherà Le gatte che mangiavano le patatine (2015) e In viaggio con i fantasmi (2015), quest’ultimo scritto a quattro mani con Paolo Morganti.

giovedì 30 luglio 2015

Stazione di Carnia, una targa per ricordare la solidarietà verso i deportati

La comunità di Venzone, in occasione del 70° anniversario della Liberazione, nell'intento di ricordare ed onorare le“Donne coraggiose” che negli anni 1943-44 hanno assolto un compito altamente umano e pericoloso, quello di informare del transito per Carnia i parenti dei deportati provenienti dalla Sicilia al Friuli ed offrire agli stessi, quando possibile, alimenti attinti da poveri deschi e gli “Angeli della Pontebbana”, i ferrovieri che ricorrendo a numerosi stratagemmi, operando in sinergia con il personale viaggiante, diedero la libertà a centinaia di deportati italiani, inglesi e statunitensi, si è ritrovata domenica 26 luglio davanti alla Stazione di Carnia per lo scoprimento di una targa dedicata a quelle lontane vicende .
Il sindaco Fabio Di Bernardo ha sottolineato che "L’Amministrazione Comunale assieme a tutti i Venzonesi vuole rendere omaggio a queste straordinarie persone che molto spesso mettendo a repentaglio la propria vita, mossi dallo spirito di sacrificio, solidarietà e umana dedizione sono riusciti a dare la libertà a numerose vite umane. Questi valori necessariamente vanno trasmessi alle nuove generazioni". 
E' seguito l'intervento del prof. Luciano Simonitto, ove - dopo la ricostruzione del contesto storico- particolare menzione è stata data al sotto-capostazione Angelo Bardelli, sorpreso dai soldati tedeschi mentre informava telegraficamente i suoi colleghi di Tolmezzo e Villa Santina della partenza dei treni blindati diretti verso la Libera Repubblica della Carnia appena costituitasi, una persona che pagò con la deportazione verso il campo di concentramento di Auschwitz (dove i compagni di prigionia, saputo del suo impegno, gli dedicarono una raffigurazione grafica). Da Auschwitz Bardelli  riuscì a fare ritorno dai suoi cari (allo scoprimento della targa erano presenti le figlie).
Presenti alla cerimonia, con i labari, le sezioni ANPI di Gemona-Venzone e della Carnia.



sabato 15 novembre 2014

Addio a Franco Giustolisi. Fu anche a Trasaghis a parlare dell'armadio della vergogna

E' morto il giornalista Franco Giustolisi, autore del libro "L'armadio della vergogna" col quale denunciò l'insabbiamento di tante inchieste sulle responsabilità dei crimini nazifascisti nella seconda guerra mondiale.  Giustolisi fu anche a Trasaghis il  2 febbraio 2006 a presentare il libro in quella che fu una occasione  per ragionare anche sull'eccidio di Avasinis, un altro episodio dai contorni mai compiutamente definiti. 
Quella sera Giustolisi rilasciò anche una videointervista a  Dino Ariis che è stata poi inserita nel dvd "Avasinis luogo della memoria".

Sul ruolo e l'attività di Giustolisi, un ricordo da parte del procuratore militare padovano Sergio Dini che aprì anche una inchiesta specificatamente dedicata alla ricostruzione della vicenda di Avasinis. 


In quei fascicoli anche la storia del Nordest

Di Franco Giustolisi, il ricordo è recente: «Due mesi fa c'eravamo sentiti per l'ultima volta. Anzi più volte, in pochi giorni, per la vicenda dei fucilati di guerra. Negli ultimi 15 anni si era molto legato ai temi dell'armadio della vergogna e dei crimini di guerra. Temi che erano diventati la sua ragione di essere e di scrivere» ricorda il sostituto procuratore padovano Sergio Dini  che, per anni, è stato magistrato militare. 
Nel 1994 venne aperto quello scaffale rimasto incollato al muro in uno sgabuzzino di Palazzo Cesi-Gaddi a Roma. «Quell'anno cominciarono ad arrivare in procura militare i primi fascicoli sui crimini di guerra tirati fuori da quell'armadio della vergogna, una definizione storica coniata proprio da Franco Giustolisi. Denunciai l'occultamento dei fascicoli con un esposto al Consiglio della magistratura militare, chiedendo un'indagine conoscitiva sull'insabbiamento. In quei giorni Giustolisi scrisse un primo articolo sull'Espresso, poi si mise in contatto con me quando seppe della segnalazione. Da lì è nato il nostro rapporto». Sia Dini che Giustolisi, benché in ruoli diversi, furono sentiti dalla Commissione parlamentare d'inchiesta che indagò sul caso. Dai fascicoli estratti dall'armadio della vergogna l'allora pm militare Dini aveva aperto una serie di inchieste sugli eccidi nazifascisti. Tra questi, la strage di Pedescala avvenuta tra il 30 aprile e il 2 maggio 1945 in tre frazioni del comune di Valdastico (Vicenza); l'eccidio di Castello di Godego (Treviso) compiuto da una divisione tedesca in ritirata il 29 aprile del 1945 che massacrò 75 persone rastrellate nei paesi di Sant'Anna Morosina, Abbazia Pisani, Lovari e San Martino di Lupari; infine la strage di Avasinis, piccola frazione di Trasaghis (Udine) dove, il 2 maggio 1945, furono assassinate 51 persone soprattutto donne, vecchi, e bambini. 
«Ultimamente c'era un fascicolo che lo interessava e riguardava la fucilazione di diversi militari italiani da parte dei tedeschi a Spalato, dopo l'8 settembre. Aveva ipotizzato che uno dei responsabili fosse un altoatesino passato con i tedeschi, ribattezzando quella strage come "la piccola Cefalonia"» sottolinea ancora il pm Dini. Giustolisi, nonostante gli anni e la salute, non s'era fermato. «Si stava interessando dei crimini commessi dai militari italiani in Grecia e in Jugoslavia, vicende mai analizzate che, nel 2008, avevo segnalato sempre al Consiglio della magistratura militare. Ne scrisse sull'Espresso e sul Manifesto, ogni tanto gli veniva in mente qualcosa e mi chiedeva aggiornamenti». Non mollava mai Giustolisi. «Era un bravo giornalista che ha avuto il coraggio di alzare il velo su fatti inespressi e inconfessabili». Cristina Genesin

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