Album di guerra

Album di guerra
I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona

sabato 27 agosto 2016

Salire in Ledis, per ricordare i caduti del Gemonese

A Ledis (Gemona del Friuli) cerimonia in ricordo dei 53 gemonesi caduti nella Lotta di Liberazione


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Domenica 28 agosto 2016
71ˆ FESTA DI LEDIS in ricordo dei 53 gemonesi caduti durante la Lotta di Liberazione
Domenica 28 agosto 2016

PROGRAMMA
ORE 11,00 Santa messa presso la Chiesetta di Ledis
Saluto del Sindaco di Gemona del Friuli
Breve saluto del rappresentante dell’ANPI
Intervento commemorativo del Presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo Friuli
Consegna di medaglie alla memoria ai familiari di alcuni patrioti osovani di Gemona del Friuli
ORE 12,30 Momento conviviale e di festa a cura del Comitato “Borg di Taviele”


martedì 23 agosto 2016

Per non dimenticare ... la scia di sangue in Val del But nel 1944

Anche quest'anno si è rinnovato il ricordo delle vittime delle stragi nelle malghe Lanza, Cordin e Pramosio e lungo la Valle del But, opera di nazifascisti, nell'estate 1944.
Una sintesi di quei fatti, con indicazioni bibliografiche per approfondire, in un testo di Laura Matelda Puppini (inviato anche, a ridosso dell'anniversario, al Messaggero Veneto e non pubblicato).

Le vittime di Pramosio

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Per non dimenticare

Arrivarono a Paluzza il 28 maggio 1944 i tedeschi a rastrellare, e ritornarono il 24 giugno, e lasciarono 2 morti. (Rudy di Centa, Testimone oculare, p. 12 e 15).  Proveniva da Pontebba uno squadrone repubblichino che quel venerdì 21 luglio 1944 trucidò a malga Pramosio. Questo è quanto si legge in un documento che si trova nel fondo Terenzio Zoffi, il comandante osovano Bruno, forse da lui scritto. E scriveva alla moglie, pochi giorni prima di morire Alessio Quaglia, di Sutrio, ucciso a Pramosio: «Cara moglie, (…) Saluti. Baci ai bambini». (Rudy di Centa, cit., p. 79). Erano giovanissimi Puntel Silvio, Matiz Vincenzo, Mentil Carlo e Mentil Giovanni, aveva solo 14 anni Maieron Aldo, (Ivi, p. 25) e nulla avevano fatto, come gli altri ma furono trucidati barbaramente. Il fratello di Gisella fu pugnalato al collo ed al viso, (Ivi, p. 20) quasi fosse un capretto da sgozzare, «usarono l’arma bianca per non far sentire gli spari» precisa Rudy. (Ivi). Cadde Andrea Brunetti in mezzo ai suoi pastori, riconsacrando nel sangue malga Promosio, (Ivi, p. 22), caddero tanti innocenti nella Val Bût in quei giorni. Il 22 luglio al mattino la colonna proveniente da Promosio si ricongiunse ad altri “banditi repubblichini” (doc. cit. fondo Zoffi) e proseguì verso Paluzza e Sutrio massacrando. Ed a Paluzza il maggiore italiano Uccelli comandava con il tenente delle SS, (Di Centa, p. 32) perché l’R.S.I.  collaborava con i tedeschi. Per non dimenticare.
Laura Matelda Puppini

Malga Lanza

venerdì 20 maggio 2016

Gemona, addio al partigiano "Nino", la "spalla" di McPherson

Addio a Ezio Bruno Londero eroe della Resistenza e vicesindaco di Gemona

Gemona: guidò la missione che fece saltare in aria la fabbrica Morgante per bloccare i tedeschi Il presidente dell’Apo Marzona: ricordo con commozione la sua presenza a Faedis con Napolitano
GEMONA. È morto mercoledì 18 maggio, verso mezzogiorno all'età di 92 anni, Ezio Bruno Londero, figura storica di fondamentale importanza nella ricostruzione di Gemona, dove ricoprì l’incarico di vicesindaco, ma anche prima quale partigiano della Osoppo, autore di gesta leggendarie al termine del secondo conflitto mondiale. Braccio destro del generale inglese Thomas McPherson, Ezio Bruno “Nino” Londero fu il partigiano che alla vigilia di Natale del 1944 guidò la missione con cui si fece saltare in aria la fabbrica Morgante (in seguito divenuta la nota Manifatture) che i tedeschi volevano utilizzare per produrre materiali per l’aviazione: nei suo contatti con gli Alleati che stavano combattendo per liberare il nord est dai nazisti, gli era stato infatti comunicato che aveva due settimane di tempo per portare a termine quella missione, altrimenti Gemona avrebbe dovuto essere bombardata.
la Targa commemorativaRisultati immagini per Ledis + GemonaDi quelle gesta ne parlò sia radio Londra che radio Mosca. Da parte sua l’Apo di Udine, dove per anni Ezio Bruno ha fatto parte del direttivo, ha già espresso il suo cordoglio: «È stata una bella soddisfazione per Nino – ha detto il presidente Cesare Marzona – poter assistere nei giorni scorsi alla visita dei familiari di Thomas McPherson con i quali abbiamo celebrato l’intitolazione della casa alpina di Ledis alla “brigata Osoppo”, proprio come desiderava Nino Londero. Ricordo con commozione la sua presenza nel 2012 a Faedis con il presidente Napolitano e lo scorso anno alla consegna al bosco Romagno della medaglia al 70° della Resistenza con il sottosegretario alla difesa Domenico Rossi». (...)

Ezio Bruno Londero tra C. Marzona ed E. Pascoli

(Rid. e riel.  da: Messaggero Veneto, 19 maggio 2016) 

lunedì 11 aprile 2016

"Percorsi della memoria" recensito da "Patria Indipendente"

La storica rivista dell'Anpi nazionale "Patria Indipendente", nella sua versione online ha pubblicato, a firma di Natalia Marino, una ampia recensione del volume "Percorsi della memoria" edito dalle sezioni Anpi di Gemona-Venzone  e Trasaghis-Bordano.

Percorsi della Memoria tra Gemona del Friuli, Trasaghis e Venzone

Un volume curato da Pieri Stefanutti. La morte di dieci partigiani e otto civili a Gemona, l’occupazione cosacca, la strage di Avasinis di Trasaghis, l’eccidio dei nazisti in ritirata con 51 vittime, l’omicidio di monsignor Faustino Lucardi, parroco di Venzone

Percorsi della memoria_copertina 2Fissare la memoria, ricordare fatti, luoghi, volti, omaggiare il passato per prenderne esempio o capirlo di più. Nel territorio di Udine è stato il lavoro portato avanti delle sezioni ANPI Gemona-Venzone e ANPI “Val del Lago” di Trasaghis e Bordano, ora racchiuso in un volume. Realizzato per il 70° col sostegno delle Amministrazioni comunali e curato dallo storico Pieri Stefanutti, Percorsi della Memoria tra Gemona del Friuli, Trasaghis e Venzone propone un itinerario didattico e al contempo un pellegrinaggio, laico, attraverso borghi dal rilevante patrimonio artistico e culturale e una natura spettacolare con pianure, fiumi e laghi, colline e montagne fino alle pendici delle Prealpi Giulie.
Come indica il sottotitolo,Monumenti, cippi, lapidi, testimonianze materiali capaci di far ricordare le vicende della Lotta di Liberazionericostruisce gli eventi e racconta i protagonisti della Resistenza nel gemonese illustrando le numerose opere commemorative collocate proprio dove accaddero gli scontri a fuoco con gli occupanti, le rappresaglie, i rastrellamenti, le fucilazioni, le uccisioni per strangolamento, gli eccidi. Stele, targhe, sculture in memoria, quadri e mosaici sono stati censiti e fotografati, offrendo anche la descrizione dei monumenti distrutti dal terremoto del 1976. Tutti, dunque, salvati dall’oblio.
Le cento pagine della pubblicazione, corredate da immagini a colori, dalla memorialistica partigiana e da nuove testimonianze acquisite possono divenire così per studenti, cittadini e turisti un’istruttiva, agile e utile guida per tracciare le tappe di un viaggio in un museo diffuso sulle orme della guerra di Liberazione nell’Alto Friuli. Chi volesse approfondire o avere ulteriori informazioni sul volume o sull’itinerario può contattare l’ANPI locale alla e-mail: anpigemona_venzone@hotmail.it
Venzone, lapide mons. Lucardi (archivio Anpi Udine)La ricerca di Pieri Stefanutti ha il pregio di aver fatto emergere episodi finora poco conosciuti accanto a quelli già noti: la morte di dieci partigiani e otto civili a Gemona, i sette mesi dell’occupazione cosacca, la strage di Avasinis di Trasaghis, il più grave eccidio dei nazisti in ritirata con 51 vittime il 2 maggio ’45, l’omicidio di monsignor Faustino Lucardi, parroco di Venzone.

La maggior parte delle opere commemorative è state eretta lungo le strade, nei boschi e sulle montagne del territorio tra Gemona, Trasaghis e Venzone, tuttavia alcune sono collocate in strutture architettoniche tradizionalmente mèta dei turisti. Per esempio, sotto la Loggia del Municipio è posta una targa in memoria di quanti lottarono e caddero per la libertà, con incisa la scritta attribuita al poeta Tosco Nonini. 
bierti fucilazione_rNel Museo Civico, a Palazzo Elti, è possibile ammirare il dipinto Fucilazione di via Spalato, realizzato nel 1959 da Francesco Bierti. La “Guernica friulana” e i bozzetti introduttivi conservati nell’esposizione  permanente sono ispirati a quanto accaduto nella caserma di Udine il 9 aprile ’45. Uno dei 29 martiri è il partigiano gemonese Leandro Nonini “Colombo”, già operaio della Todt, l’impresa di costruzioni della Germania nazista dove gran parte del lavoro più pesante era realizzato dai prigionieri di guerra.
Il volume realizzato dalle ANPI propone dettagliati ritratti, spesso inediti, dei 31 Caduti partigiani del territorio, tra i quali “Mazzini”, “Oslo”, “Olivo” “Nero” a Gemona, “Pettirosso” a Tenzone; i “ruolini” di molti combattenti; le notizie sulla cattura e le circostanze della morte di alcuni patrioti, tra i quali la famiglia Celetto Osser (ricordata anche grazie al lavoro di Lino Argenton sui medici durante la Resistenza); a volte anche la difficoltà del recupero dei corpi e i tributi della popolazione in occasione dei funerali nel dopoguerra. 
Come documenta il volume di Stefanutti, responsabile del Centro di Documentazione sul Territorio e la cultura locale Alesso di Trasaghis, un ruolo determinante nella storia del gemonese occupato ebbero anche i gesti di solidarietà e soccorso di tutta la popolazione a partigiani e deportati. In particolare donne e ferrovieri della ex Ferrovia Pontebbana, considerata dai nazisti via strategica di collegamento tra l’Adriatisches Küstenland e l’Austria. 
Tra il 1943 e il 1945 sia la strada statale sia i binari ferrati dove transitavano i convogli blindati destinati ai lager furono teatro dei sabotaggi delle formazioni garibaldine e osovane, come di grandi e rischiose azioni di salvataggio dei prigionieri catturati durante i rastrellamenti. Le donne della Carnia informavano i parenti e portavano generi alimentari ai deportati. Le più giovani e avvenenti cercavano di distrarre i soldati della Wehrmacht, mentre i ferrovieri del Casello 39 “davano la libertà ad alcuni facendo indossare loro un berretto, una giacca da ferroviere o una semplice bandiera rossa da manovra, mimetizzandoli”, come ha scritto Luciano Simonitto in uno dei suoi libri, di cui ampi stralci sono riportati in Percorsi della Memoria.
Il disegno che i compagni nel lager dedicarono al capostazione BardelliTra i lavoratori delle ferrovie ricordati, citiamo il capostazione radiotelegrafista di Carnia, Angelo Bardelli, arrestato e deportato ad Auschwitz quando, durante l’esperienza della Zona Libera, si intensificò il controllo nazista. I compagni del lager, conosciuta la sua storia, realizzarono un disegno che lo raffigurava. La sorte fu poi benevola con Bardelli: riuscì a salvarsi e a ritornare a casa. Nel volume si ricorda la proposta alle Ferrovie dello Stato di collocare il quadro-documento nella casa cantoniera del Casello 39. La proposta non venne accettata e così si è optato per una targa, scoperta nel luglio 2015.
La pubblicazione è completata da una bibliografia essenziale: libri, fonti archivistiche e audiovisive, siti internet e da una documentazione integrativa.


mercoledì 27 gennaio 2016

Percorsi della memoria tra i simboli della Resistenza nel Gemonese

Venerdì 29 gennaio, alle ore 17.30 presso la Sala Consiliare di Palazzo Boton a Gemona, sarà presentato il volume Percorsi della memoria, ultimo lavoro di Pieri Stefanutti, dopo i recenti "Venzone in guerra" e la riedizione del Diario di don Zossi in larga parte dedicato all'eccidio di Avasinis.
Nel corso dell’evento, promosso dall’ANPI Sezione di Gemona-Venzone e dal Comune di Gemona, interverranno – oltre all’autore del libro – Lorenzo Londero, presidente dell’ANPI di Gemona-Venzone,Paolo Urbani, sindaco del Comune Gemona, Andrea Zannini, docente di storia moderna presso l’Università di Udine, Dino Spanghero, presidente provinciale dell’ANPI.
Come precisano i promotori dell’evento, dopo il 1945, una volta conclusa la Lotta di Liberazione, anche nel Gemo­nese vennero eretti cippi, monumenti e lapidi a ricordo di quanti avevano perso la vita seguendo un ideale di libertà. 
Dipinto nella chiesetta di Ledis - ph. L. Copetti
Col passare degli anni, alcuni di questi “segni della memoria” continuarono ad additare nel tempo il sacrificio di quelle esperienze. Altri andarono invece incontro a un triste destino di oblio, se non di rimozione. La ricerca Percorsi della memoria vuole contribuire a ricostruire la “mappa dei segni della memoria” nei Comuni di Gemona, Trasaghis e Venzone, indicandone la posizione, le caratteristiche, l’episodio cui fanno riferimento. È un lavoro rivolto a quanti “c’erano” e soprattutto alle giovani generazioni, che forse poco conoscono di quelle ormai lontane vicende.
A tutti i presenti sarà consegnata una copia del volume.
Sabato 30 gennaio, alle ore 17, il libro sarà presentato a Trasaghis, presso il Centro Sociale di Avasinis, in un incontro promosso dalla sezione Anpi Val del Lago con il Comune di Trasaghis. Oltre all'autore, interverranno il sindaco di Trasaghis Augusto Picco, il segretario della Sezione Anpi Ivo Del Negro e il presidente regionale dell'Anpi on. Elvio Ruffino.

venerdì 4 dicembre 2015

Romano Marchetti, una lunghissima Resistenza

Il Messaggero Veneto ha dedicato una pagina intera alla figura di Romano Marchetti, "il più vecchio partigiano d'Italia", che a 102 anni continua a portare la propria preziosa testimonianza al dibattito politico e sociale della Carnia.

Romano, il partigiano più vecchio d’Italia 

Il tolmezzino Marchetti, 102 anni, ha rinnovato la tessera Anpi e dice: «Non abbiamo realizzato tutti gli obiettivi della Resistenza»



Per conoscere dettagliatamente la figura di "Cino Da Monte":
Marchetti Romano (a cura di Laura Matelda Puppini), Da Maiaso al Golico, dalla Resistenza a Savona, una vita in viaggio nel Novecento italiano, IFSML e Kappa Vu ed., 2013

lunedì 10 agosto 2015

I morti di Pramosio ... e la memoria indistinta

Sul "Messaggero Veneto" del 4 agosto, Laura Matelda Puppini ha scritto una lettera per ricordare le vittime degli eccidi di Pramosio del 1944 e le tante problematiche, storiche e morali, ancora aperte:

Risultati immagini per vittime di pramosio «Quando L'Ave Maria della sera/ si spande nella valle del But/ fuori dalla casera di Pramosio/ esce un fumo di sangue rappreso./ Come una nuvola sopra la montagna/ il fumo scende spinto dal vento/ mentre il suono delle campane grida vendetta/ per il massacro di quella gente./ Finito il suono della campana/ un urlo spaventoso esce dai monti/ e, dalla cima più lontana,/ si perde nelle gole più profonde»(Ferdinando Primus, L'Ave, testo originale in friulano, in: Rodolfo Di Centa, Testimone oculare, p. 98). Perché hanno aperto loro la porta? - si chiede Diana, scrivendo all'amica Silvana (Ivi, p.88). Non potevano parlare tedesco, non li avrebbero accolti. Qualcuno di loro parlava, probabilmente, friulano. Fratello, ci apri? E loro aprirono alla morte, che parlava la loro lingua. Dicevano fossero Alto Atesini, ma fra coloro che uccisero a Pramosio vi erano italiani, anzi friulani e carnici della Ss. - ipotizza Diana (Ivi, p. 88). «Oh, Silvia - aggiunge- se ripenso a quel giorno, io rivedo quella pietosa processione, quei cadaveri straziati, quel sangue che usciva a fiume dalla porta aperta della casera.... E vorrei piangere ancora,...., vorrei gridare a quelle impassibili rocce che non si mossero a fermare la mano omicida, la mano dei fratelli». (Ivi). Si sa che fra le Ss vi erano anche italiani e friulani, si sa che i fascisti partecipavano alle rappresaglie, si sa che vi erano carnici traditori. Per non dimenticare. 
Laura Matelda Puppini, Tolmezzo

Risultati immagini per vittime di pramosioUn discorso sicuramente condivisibile. Quello che però, nelle intenzioni dell'autrice, era il ricordo dei "morti di Pramosio" è diventato, sulla stampa "STORIA I Morti di Pramollo". Probabilmente un errore banale, magari un correttore automatico che ha proposto al compilatore della trascrizione la nota località turistica piuttosto che quello della malga carnica.... il tutto però risulta indicativo del clima di lontananza, materiale e psicologica, da quei fatti. Col lento, inesorabile assottigliamento dei  testimoni diretti, i fatti della guerra e della Resistenza sembrano diluirsi in una sorta di memoria indistinta. Qualche tentativo per offrire uno sforzo di documentazione relativamente ai fatti citati  esiste: oltre al bel libro di R. Di Centa, v. per es. i diversi articoli usciti sul periodico di Timau "Asou...geats" o i video di Dino Ariis (alla cui realizzazione ho cercato di dare un contributo) "Pramosio il giorno dell'infamia" e "Carnia 1944, il sangue degli innocenti".
Quello che preoccupa, comunque, è il diffondersi, accanto a ricostruzioni serie e documentate, di ricerche approssimative e spesso basate su un facile sensazionalismo, che magari hanno più facile presa su una opinione pubblica non particolarmente attenta. "Separare il grano dal loglio" era una operazione complessa già duemila anni fa, figuriamoci oggi. Non ci si stancherà di sottolineare, dunque, l'importanza di un lavoro di ricerca sostenuto dalle scuole e dagli organismi a ciò istituzionalmente preposti.
                                                                                                                        Pieri Stefanutti

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