Album di guerra

Album di guerra
I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona

lunedì 10 luglio 2017

Il programma delle commemorazioni degli eccidi del 1944 in Val del But

Si pubblica la locandina relativa al 73° Anniversario dell’Eccidio della Valle del But, iniziativa promossa dall’UTI della Carnia in collaborazione con l’ANPI e i Comuni della Valle del But. Oltre alle commemorazioni del 21 e 23 luglio, il programma prevede alcune interessanti serate culturali, il primo appuntamento è a Paluzza:

GIOVEDI’ 13 LUGLIO 2017
Ore 20.30 PALUZZA
Sala convegni Ce.S.F.A.M.
Serata commemorativa Eccidio Malga Pramosio
contesto storico sui fatti
relatrice dott.ssa Marina di Ronco
Il latte, il sangue e i fiori di Carlo Tolazzi
lettura scenica a cura di
Anna Cosetti e Eleonora Cozzi
accompagnamento musicale di Alvise Nodale

Tra gli altri appuntamenti, si segnalano venerdì 21 la santa messa in Pramosio e la proiezione del video "Pramosio il giorno dell'infamia" a Ravascletto e le cerimonie di domenica 23 a Sutrio, Cercivento e Paluzza (l'orazione ufficiale sarà tenuta dallo storico Denis Baron). 



martedì 25 aprile 2017

Un 25 aprile senza "Tredis"

Pieri Brollo, il partigiano “Tredis”, ci ha lasciati pochi giorni fa.  Non lo vedremo più, col suo inconfondibile berretto dalla stella rossa, prendere parte alle cerimonie, sempre pronto a raccontare e a spiegare il senso delle sue scelte, la coerenza della sua testimonianza di lotta, in 90 anni spesi seguendo "una fiamma di un sol color".

Raccontare la sua vita attraverso le sue parole, raccolte in occasioni diverse, può forse avere un senso particolare, in questo 25 aprile.




La scelta di aderire alla Resistenza

L’episodio che mi ha spinto ad entrare nella Resistenza è stato questo: una sera stavo rientrando a casa e, senza farmi notare dai genitori, appresi dalla loro conversazione che l'impiegato dell'ufficio anagrafe di Gemona li aveva informati che i fascisti avevano richiesto in Comune l'elenco dei giovani nati nelle annate 1924, 1925-1926 per arruolarsi nelle loro file. Fra questi giovani c'ero anch'io: Pietro Brollo, nato il primo settembre 1926, figlio di Lucia Rossi e Giacomo Brollo. Mio padre ha reagito  stizzito con un deciso “No”, anche perché egli aveva già fatto il suo dovere militare sul Piave contro gli austriaci, a nemmeno vent'anni.

Primi contatti con i partigiani

Il primo contatto con i partigiani l’ho avuto un giorno uscendo dal lavoro nella polveriera di Osoppo, quando fui contattato da Giuseppe Zuliani (poi comandante partigiano ALPI del battaglione Matteotti) che chiese a me e ai miei compagni se avevamo portato fuori qualcosa dalla polveriera come polvere  da sparo, tritolo, bombe a mano, che lui avrebbe portato agli amici delle squadra di azione partigiana a Trasaghis. Alpi, con questi amici, cominciò ad operare con le SAP  prima ancora che dal cividalese giungessero  Mario Lizzero ANDREA e Luigi Grion FURORE.


Sulle montagne di Avasinis

Così mi aggregai anch'io per andare in Planecis sopra Avasinis e qui ho ritrovato i miei compaesani di Campolessi , provenienti tutti dal “Borc da Fan”. Alpi, il caposquadra, prima di darmi il nome di battaglia mi disse: - dal tuo borgo sono già arrivati i 12 giovani e tu potresti chiamarti TREDIS.
Accettai e ne fui felice e onorato.
I miei paesani avevano avuto fratelli morti sui fronti jugoslavo, greco, albanese e russo. E con noi c'erano anche dei sovietici, dei francesi e qualche polacco. 3-4 giorni dopo mi diedero in dotazione il mitra.
In Planecis capitò anche di subire una forma di avvelenamento dovuta al verderame prodotto dal recipiente usato per fare la polenta: ce la cavammo con dei forti mal di ventre. E, a me il medico sovietico decise di fare un piccolo intervento chirurgico: lo eseguì in una piccola stanza di una baita. Prelevò da una tasca il suo bisturi anche se non so come faccio a disinfettare me e il suo arnese senza punti di sutura… ne seguì comunque la guarigione, con una piccola cicatrice sulla guancia sinistra. Ho pianto e il medico che non parlava bene l'italiano mi consolò dicendo: “ ah bambino, non avere paura, io non ti faccio freccia, non ti lascio il segno. …".

Azioni partigiane

Ogni sera andavo fuori in azione, sempre in testa, perché conoscevo i luoghi e i sentieri; mi portavano sulla strada Pontebbana dove partecipai alla grande azione dell' attacco contro i cosacchi alloggiati nella scuola di Campagnola .
Nell'azione contro i cosacchi di Campagnola, siamo arrivati con Gjno Lacje, che abitava vicino e ci ha insegnato una stradina  per evitare le pattuglie. Io tiravo due - tre colpi alla volta, ma a colpo sicuro, osservando le ombre  che si vedevano muovere all'interno della scuola. Siamo stati circa 35 minuti, ma uno o l'altro della squadra, c'era sempre qualcuno che tirava!
Con la mia squadra mi ero posizionato nel cortile di Teresa Di Vora, mentre di fronte stava la squadra la squadra di "Eros" e la squadra di "Furore" con i sovietici veniva da Trasaghis. Nello scontro "Eros" cadde ferito.
Andavamo anche lungo la linea ferroviaria che attraversa Gemona: di fronte circa l'attuale ristorante da Willy c'era un corpo di guardia tedesco in un casello ferroviario. E, qui, io e altri siamo riuscit1 a fare deragliare un treno davanti al naso dei Tedeschi!
Ho montato la guardia sulla rampa di Gemona, assieme ad altri e ad altri due friulani al ponte sul Tagliamento di Braulins quando sei partigiani sovietici hanno fatto saltare un pilone e due arcate; tra questi c'erano Silos commissario, Daniel comandante del battaglione Stalin, il MIEDI e anche uno, Nikolaj, che poi ha tradito ed è tornato con i cosacchi.


Da Trasaghis a Gemona

Guadato il fiume Tagliamento all'altezza di Braulins e proseguendo in direzione di Campagnola, siamo usciti sulla strada all'altezza della casa cantoniera, di fronte a via S.Pietro. Presso la scuola "Nibbio" scivolò in un canale. Fu tratto fuori tutto inzuppato d'acqua. Poi abbiamo proseguito verso est dove abbiamo costituito la brigata "Anita Garibaldi".


Scontri con i cosacchi

Facevamo spesso delle azioni improvvise contro i cosacchi, lanciando delle bombe a percussione, che scoppiavano quando arrivavano a terra. Loro non si accorgevano di niente, solo a scoppio avvenuto (e cominciavano a spararci dietro, ma troppo tardi).

Un giorno io, Tigre e altri due di Magnano, passato l'Orvenco, ci siamo imbattuti in un carro cosacco; abbiamo fatto fuoco e loro sono andati a sbattere coi cavalli  presso il Crist al lato della strada. Noi abbiamo attraversato l'Orvenco  verso Mont Taronde e siamo entrati nel cortile di Guido Vidoni. Subito ci siamo sentiti dietro le raffiche del parabellum dei cosacchi a cavallo, ma eravamo già fuggiti.

All'incrocio della Casote, quelli di Bueriis levavano la torba. Arriva un cosacco, finge di arrendersi, ma poi scappa. Gli spariamo, prima ferendolo a un piede, poi colpendolo in testa. L'indomani, però, eravamo saliti al casale dei Moro, vicino al cimitero di Magnano. Eravamo un bel gruppo, la gente ci ha preparato un pasto addirittura col pane bianco. Mentre stavamo per mangiare, sono arrivati i cosacchi. Abbiamo cercato di difenderci sparando, ma eravamo quasi accerchiati. Ci sparavano mentre noi cercavamo di nasconderci tra le canne de granoturco, che venivano spazzate via dalle pallottole della mitragliatrice. Abbiamo avuto un solo ferito, un partigiano di Buia, Ridolini. Però abbiamo dovuto rompere l'accerchiamento, lì da cjase dal çamp, sparando.


Alla Liberazione, col Btg. Carbonari

Nel Carbonari c'erano tre distaccamenti: uno a Carnia, due a Gemona (uno in Godo e l'altro in centro, con base nella Farmacia).
Il capo era Alpi, Giuseppe Zuliani, nato "tal borc da fan", a Campolessi. Schettino (Warren) era una specie di economo, c'era anche suo cognato Luigi  Bertossi del '23.
Eravamo andati nella casa dell'impresario Goi. E’ stato qui che abbiamo avuto i primi contatti con gli alleati: ci si incontrava la sera, nascostamente. C’era un piccolo ufficiale, che ho fatto incontrare con Alpi. Venivamo di notte dalla parte dello scalo…
Nei giorni della Liberazione, c'era sotto il Municipio uno dei fratelli Guerra che, con una machine-pistole e due caricatori, esortava la gente ad andare verso Montenars e a fuggire da quelli della "glacere". Io e altri due Brollo "Gaspar", Francesco e Luigi, ci eravamo messi a controllare gli ultimi tedeschi. Ho recuperato anche un ferito, in un ruscello.

Il Btg. Carbonari a Gemona nei giorni della Liberazione. Tredis è in prima fila, il quarto da sinistra 




Certificato numero 12 1872 rilasciato al patriota Brollo Pietro

Nel nome dei governi dei popoli delle Nazioni Unite ringraziamo Brollo Pietro di aver combattuto il nemico sui campi di battaglia militando nei ranghi dei patrioti tra quegli uomini che hanno portato le armi per il trionfo della Libertà, svolgendo operazioni offensive, compiendo atti di sabotaggio, fornendo informazioni militari.

Col loro coraggio e la loro dedizione i patrioti italiani hanno contribuito validamente alla liberazione dell'Italia e alla grande causa di tutti gli uomini liberi.

Nell'Italia rinata i possessori di questo attestato saranno acclamati come patrioti che hanno combattuto per l'onore e la libertà.
Firmato:  Alexander
(maresciallo comandante supremo alleato delle forze nel Mediterraneo centrale)




(Dichiarazioni raccolte, a più riprese,  da Pietro Bellina, Lorenzo Londero e Pieri Stefanutti. V. anche il video “Resistenza tra Arzino, Lago e Tagliamento”  promosso dall’Auser con riprese di Giacinto Jussa.) 


sabato 27 agosto 2016

Salire in Ledis, per ricordare i caduti del Gemonese

A Ledis (Gemona del Friuli) cerimonia in ricordo dei 53 gemonesi caduti nella Lotta di Liberazione


                                            Risultati immagini per Ledis + chiesetta

Domenica 28 agosto 2016
71ˆ FESTA DI LEDIS in ricordo dei 53 gemonesi caduti durante la Lotta di Liberazione
Domenica 28 agosto 2016

PROGRAMMA
ORE 11,00 Santa messa presso la Chiesetta di Ledis
Saluto del Sindaco di Gemona del Friuli
Breve saluto del rappresentante dell’ANPI
Intervento commemorativo del Presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo Friuli
Consegna di medaglie alla memoria ai familiari di alcuni patrioti osovani di Gemona del Friuli
ORE 12,30 Momento conviviale e di festa a cura del Comitato “Borg di Taviele”


martedì 23 agosto 2016

Per non dimenticare ... la scia di sangue in Val del But nel 1944

Anche quest'anno si è rinnovato il ricordo delle vittime delle stragi nelle malghe Lanza, Cordin e Pramosio e lungo la Valle del But, opera di nazifascisti, nell'estate 1944.
Una sintesi di quei fatti, con indicazioni bibliografiche per approfondire, in un testo di Laura Matelda Puppini (inviato anche, a ridosso dell'anniversario, al Messaggero Veneto e non pubblicato).

Le vittime di Pramosio

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Per non dimenticare

Arrivarono a Paluzza il 28 maggio 1944 i tedeschi a rastrellare, e ritornarono il 24 giugno, e lasciarono 2 morti. (Rudy di Centa, Testimone oculare, p. 12 e 15).  Proveniva da Pontebba uno squadrone repubblichino che quel venerdì 21 luglio 1944 trucidò a malga Pramosio. Questo è quanto si legge in un documento che si trova nel fondo Terenzio Zoffi, il comandante osovano Bruno, forse da lui scritto. E scriveva alla moglie, pochi giorni prima di morire Alessio Quaglia, di Sutrio, ucciso a Pramosio: «Cara moglie, (…) Saluti. Baci ai bambini». (Rudy di Centa, cit., p. 79). Erano giovanissimi Puntel Silvio, Matiz Vincenzo, Mentil Carlo e Mentil Giovanni, aveva solo 14 anni Maieron Aldo, (Ivi, p. 25) e nulla avevano fatto, come gli altri ma furono trucidati barbaramente. Il fratello di Gisella fu pugnalato al collo ed al viso, (Ivi, p. 20) quasi fosse un capretto da sgozzare, «usarono l’arma bianca per non far sentire gli spari» precisa Rudy. (Ivi). Cadde Andrea Brunetti in mezzo ai suoi pastori, riconsacrando nel sangue malga Promosio, (Ivi, p. 22), caddero tanti innocenti nella Val Bût in quei giorni. Il 22 luglio al mattino la colonna proveniente da Promosio si ricongiunse ad altri “banditi repubblichini” (doc. cit. fondo Zoffi) e proseguì verso Paluzza e Sutrio massacrando. Ed a Paluzza il maggiore italiano Uccelli comandava con il tenente delle SS, (Di Centa, p. 32) perché l’R.S.I.  collaborava con i tedeschi. Per non dimenticare.
Laura Matelda Puppini

Malga Lanza

venerdì 20 maggio 2016

Gemona, addio al partigiano "Nino", la "spalla" di McPherson

Addio a Ezio Bruno Londero eroe della Resistenza e vicesindaco di Gemona

Gemona: guidò la missione che fece saltare in aria la fabbrica Morgante per bloccare i tedeschi Il presidente dell’Apo Marzona: ricordo con commozione la sua presenza a Faedis con Napolitano
GEMONA. È morto mercoledì 18 maggio, verso mezzogiorno all'età di 92 anni, Ezio Bruno Londero, figura storica di fondamentale importanza nella ricostruzione di Gemona, dove ricoprì l’incarico di vicesindaco, ma anche prima quale partigiano della Osoppo, autore di gesta leggendarie al termine del secondo conflitto mondiale. Braccio destro del generale inglese Thomas McPherson, Ezio Bruno “Nino” Londero fu il partigiano che alla vigilia di Natale del 1944 guidò la missione con cui si fece saltare in aria la fabbrica Morgante (in seguito divenuta la nota Manifatture) che i tedeschi volevano utilizzare per produrre materiali per l’aviazione: nei suo contatti con gli Alleati che stavano combattendo per liberare il nord est dai nazisti, gli era stato infatti comunicato che aveva due settimane di tempo per portare a termine quella missione, altrimenti Gemona avrebbe dovuto essere bombardata.
la Targa commemorativaRisultati immagini per Ledis + GemonaDi quelle gesta ne parlò sia radio Londra che radio Mosca. Da parte sua l’Apo di Udine, dove per anni Ezio Bruno ha fatto parte del direttivo, ha già espresso il suo cordoglio: «È stata una bella soddisfazione per Nino – ha detto il presidente Cesare Marzona – poter assistere nei giorni scorsi alla visita dei familiari di Thomas McPherson con i quali abbiamo celebrato l’intitolazione della casa alpina di Ledis alla “brigata Osoppo”, proprio come desiderava Nino Londero. Ricordo con commozione la sua presenza nel 2012 a Faedis con il presidente Napolitano e lo scorso anno alla consegna al bosco Romagno della medaglia al 70° della Resistenza con il sottosegretario alla difesa Domenico Rossi». (...)

Ezio Bruno Londero tra C. Marzona ed E. Pascoli

(Rid. e riel.  da: Messaggero Veneto, 19 maggio 2016) 

lunedì 11 aprile 2016

"Percorsi della memoria" recensito da "Patria Indipendente"

La storica rivista dell'Anpi nazionale "Patria Indipendente", nella sua versione online ha pubblicato, a firma di Natalia Marino, una ampia recensione del volume "Percorsi della memoria" edito dalle sezioni Anpi di Gemona-Venzone  e Trasaghis-Bordano.

Percorsi della Memoria tra Gemona del Friuli, Trasaghis e Venzone

Un volume curato da Pieri Stefanutti. La morte di dieci partigiani e otto civili a Gemona, l’occupazione cosacca, la strage di Avasinis di Trasaghis, l’eccidio dei nazisti in ritirata con 51 vittime, l’omicidio di monsignor Faustino Lucardi, parroco di Venzone

Percorsi della memoria_copertina 2Fissare la memoria, ricordare fatti, luoghi, volti, omaggiare il passato per prenderne esempio o capirlo di più. Nel territorio di Udine è stato il lavoro portato avanti delle sezioni ANPI Gemona-Venzone e ANPI “Val del Lago” di Trasaghis e Bordano, ora racchiuso in un volume. Realizzato per il 70° col sostegno delle Amministrazioni comunali e curato dallo storico Pieri Stefanutti, Percorsi della Memoria tra Gemona del Friuli, Trasaghis e Venzone propone un itinerario didattico e al contempo un pellegrinaggio, laico, attraverso borghi dal rilevante patrimonio artistico e culturale e una natura spettacolare con pianure, fiumi e laghi, colline e montagne fino alle pendici delle Prealpi Giulie.
Come indica il sottotitolo,Monumenti, cippi, lapidi, testimonianze materiali capaci di far ricordare le vicende della Lotta di Liberazionericostruisce gli eventi e racconta i protagonisti della Resistenza nel gemonese illustrando le numerose opere commemorative collocate proprio dove accaddero gli scontri a fuoco con gli occupanti, le rappresaglie, i rastrellamenti, le fucilazioni, le uccisioni per strangolamento, gli eccidi. Stele, targhe, sculture in memoria, quadri e mosaici sono stati censiti e fotografati, offrendo anche la descrizione dei monumenti distrutti dal terremoto del 1976. Tutti, dunque, salvati dall’oblio.
Le cento pagine della pubblicazione, corredate da immagini a colori, dalla memorialistica partigiana e da nuove testimonianze acquisite possono divenire così per studenti, cittadini e turisti un’istruttiva, agile e utile guida per tracciare le tappe di un viaggio in un museo diffuso sulle orme della guerra di Liberazione nell’Alto Friuli. Chi volesse approfondire o avere ulteriori informazioni sul volume o sull’itinerario può contattare l’ANPI locale alla e-mail: anpigemona_venzone@hotmail.it
Venzone, lapide mons. Lucardi (archivio Anpi Udine)La ricerca di Pieri Stefanutti ha il pregio di aver fatto emergere episodi finora poco conosciuti accanto a quelli già noti: la morte di dieci partigiani e otto civili a Gemona, i sette mesi dell’occupazione cosacca, la strage di Avasinis di Trasaghis, il più grave eccidio dei nazisti in ritirata con 51 vittime il 2 maggio ’45, l’omicidio di monsignor Faustino Lucardi, parroco di Venzone.

La maggior parte delle opere commemorative è state eretta lungo le strade, nei boschi e sulle montagne del territorio tra Gemona, Trasaghis e Venzone, tuttavia alcune sono collocate in strutture architettoniche tradizionalmente mèta dei turisti. Per esempio, sotto la Loggia del Municipio è posta una targa in memoria di quanti lottarono e caddero per la libertà, con incisa la scritta attribuita al poeta Tosco Nonini. 
bierti fucilazione_rNel Museo Civico, a Palazzo Elti, è possibile ammirare il dipinto Fucilazione di via Spalato, realizzato nel 1959 da Francesco Bierti. La “Guernica friulana” e i bozzetti introduttivi conservati nell’esposizione  permanente sono ispirati a quanto accaduto nella caserma di Udine il 9 aprile ’45. Uno dei 29 martiri è il partigiano gemonese Leandro Nonini “Colombo”, già operaio della Todt, l’impresa di costruzioni della Germania nazista dove gran parte del lavoro più pesante era realizzato dai prigionieri di guerra.
Il volume realizzato dalle ANPI propone dettagliati ritratti, spesso inediti, dei 31 Caduti partigiani del territorio, tra i quali “Mazzini”, “Oslo”, “Olivo” “Nero” a Gemona, “Pettirosso” a Tenzone; i “ruolini” di molti combattenti; le notizie sulla cattura e le circostanze della morte di alcuni patrioti, tra i quali la famiglia Celetto Osser (ricordata anche grazie al lavoro di Lino Argenton sui medici durante la Resistenza); a volte anche la difficoltà del recupero dei corpi e i tributi della popolazione in occasione dei funerali nel dopoguerra. 
Come documenta il volume di Stefanutti, responsabile del Centro di Documentazione sul Territorio e la cultura locale Alesso di Trasaghis, un ruolo determinante nella storia del gemonese occupato ebbero anche i gesti di solidarietà e soccorso di tutta la popolazione a partigiani e deportati. In particolare donne e ferrovieri della ex Ferrovia Pontebbana, considerata dai nazisti via strategica di collegamento tra l’Adriatisches Küstenland e l’Austria. 
Tra il 1943 e il 1945 sia la strada statale sia i binari ferrati dove transitavano i convogli blindati destinati ai lager furono teatro dei sabotaggi delle formazioni garibaldine e osovane, come di grandi e rischiose azioni di salvataggio dei prigionieri catturati durante i rastrellamenti. Le donne della Carnia informavano i parenti e portavano generi alimentari ai deportati. Le più giovani e avvenenti cercavano di distrarre i soldati della Wehrmacht, mentre i ferrovieri del Casello 39 “davano la libertà ad alcuni facendo indossare loro un berretto, una giacca da ferroviere o una semplice bandiera rossa da manovra, mimetizzandoli”, come ha scritto Luciano Simonitto in uno dei suoi libri, di cui ampi stralci sono riportati in Percorsi della Memoria.
Il disegno che i compagni nel lager dedicarono al capostazione BardelliTra i lavoratori delle ferrovie ricordati, citiamo il capostazione radiotelegrafista di Carnia, Angelo Bardelli, arrestato e deportato ad Auschwitz quando, durante l’esperienza della Zona Libera, si intensificò il controllo nazista. I compagni del lager, conosciuta la sua storia, realizzarono un disegno che lo raffigurava. La sorte fu poi benevola con Bardelli: riuscì a salvarsi e a ritornare a casa. Nel volume si ricorda la proposta alle Ferrovie dello Stato di collocare il quadro-documento nella casa cantoniera del Casello 39. La proposta non venne accettata e così si è optato per una targa, scoperta nel luglio 2015.
La pubblicazione è completata da una bibliografia essenziale: libri, fonti archivistiche e audiovisive, siti internet e da una documentazione integrativa.


mercoledì 27 gennaio 2016

Percorsi della memoria tra i simboli della Resistenza nel Gemonese

Venerdì 29 gennaio, alle ore 17.30 presso la Sala Consiliare di Palazzo Boton a Gemona, sarà presentato il volume Percorsi della memoria, ultimo lavoro di Pieri Stefanutti, dopo i recenti "Venzone in guerra" e la riedizione del Diario di don Zossi in larga parte dedicato all'eccidio di Avasinis.
Nel corso dell’evento, promosso dall’ANPI Sezione di Gemona-Venzone e dal Comune di Gemona, interverranno – oltre all’autore del libro – Lorenzo Londero, presidente dell’ANPI di Gemona-Venzone,Paolo Urbani, sindaco del Comune Gemona, Andrea Zannini, docente di storia moderna presso l’Università di Udine, Dino Spanghero, presidente provinciale dell’ANPI.
Come precisano i promotori dell’evento, dopo il 1945, una volta conclusa la Lotta di Liberazione, anche nel Gemo­nese vennero eretti cippi, monumenti e lapidi a ricordo di quanti avevano perso la vita seguendo un ideale di libertà. 
Dipinto nella chiesetta di Ledis - ph. L. Copetti
Col passare degli anni, alcuni di questi “segni della memoria” continuarono ad additare nel tempo il sacrificio di quelle esperienze. Altri andarono invece incontro a un triste destino di oblio, se non di rimozione. La ricerca Percorsi della memoria vuole contribuire a ricostruire la “mappa dei segni della memoria” nei Comuni di Gemona, Trasaghis e Venzone, indicandone la posizione, le caratteristiche, l’episodio cui fanno riferimento. È un lavoro rivolto a quanti “c’erano” e soprattutto alle giovani generazioni, che forse poco conoscono di quelle ormai lontane vicende.
A tutti i presenti sarà consegnata una copia del volume.
Sabato 30 gennaio, alle ore 17, il libro sarà presentato a Trasaghis, presso il Centro Sociale di Avasinis, in un incontro promosso dalla sezione Anpi Val del Lago con il Comune di Trasaghis. Oltre all'autore, interverranno il sindaco di Trasaghis Augusto Picco, il segretario della Sezione Anpi Ivo Del Negro e il presidente regionale dell'Anpi on. Elvio Ruffino.

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