Album di guerra

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I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona

lunedì 25 aprile 2011

Un contributo di riflessione sul ruolo dell'Italia nella guerra in Jugoslavia


A proposito di espansionismo slavo, 
pulizia etnica e deficit di memoria.

Così fu annunciato a Pola da Benito Mussolini il 22 febbraio del 1920  prima della sua ascesa al potere:
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come quella slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. Non temiamo più le vittime… I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani".
Già nel settembre dello stesso anno disse durante un suo comizio a Pola:
"Per la creazione del nostro sogno mediterraneo, è necessario che l'Adriatico, che è il nostro golfo, sia in mano nostra; di fronte alla inferiorità della razza barbarica quale è quella slava".
( partigiani Yugoslavi si sono organizzati venti anni dopo, nel 1941).
Il conte Galeazzo Ciano di Cortelazzo, genero di Benito Mussolini, nonché Ministro italiano per gli affari esteri durante la guerra, scrive nel suo diario, in data 5 gennaio del 1942, di aver accolto il segretario del Partito nazionale fascista del Friuli Venezia Giulia Aldo Vidussoni. Egli riporta:
"Mi furono confidate le sue intenzioni cruente contro gli Sloveni. Intende ammazzare tutti. Gli dissi che ce n’erano un milione. ‘Non importa’, rispose risoluto ‘bisogna agire come i nostri predecessori in Eritrea, sopprimendo tutti."
Il 31 luglio del 1942 Mussolini, ora nelle vesti del Duce, annesse, con l’aggressione, il sud della Drava banovina. Queste furono le sue parole in occasione dell’incontro con i comandanti militari, tenutosi a Gorizia, riferendosi alla zona occupata in Slovenia:
"Questo paese è degenerato. Si dovrà eliminare il suo frutto velenoso per mezzo del fuoco e della spada… Agiremo come Giulio Cesare con la Gallia ribelle: bruciando i paesi in rivolta, ammazzando tutti gli uomini oppure mandandoli nell’esercito, portando lontano da casa e riducendo alla schiavitù donne, vecchi e bambini …".
Nel registro di quest’incontro conservato in archivio vi si legge un ulteriore comando del Duce: ‘Non sono contrario all’emigrazione di massa del popolo… Questi popoli si ricorderanno che la legge di Roma è inflessibile. Ordino l’applicazione di questa legge…"
Il comandante del XI corpo dell’Armata Mario Robotti riferì ai suoi subordinati il seguente comando di Mussolini, risalente al 12 agosto 1942: "Le autorità superiori non sono contrarie alla deportazione dell’intero popolo sloveno insediandovi Italiani…, in altre parole: unificazione dei confini nazionali e politici…".
In una lettera spedita al Comando supremo dal generale Roatta in data 8 settembre 1942 (N. 08906), viene proposta la deportazione della popolazione slovena. "In questo caso scrisse si tratterebbe di trasferire al completo masse ragguardevoli di popolazione, di insediarle all'interno del regno e di sostituirle in posto con popolazione italiana".
I campi di concentramento e deportazione italiani furono almeno 31 (a Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, ecc.), disseminati dall'Albania all'Italia meridionale, centrale e settentrionale, dall'isola adriatica di Arbe (Rab) fino a Gonars e Visco nel Friuli, a Chiesanuova e Monigo nel Veneto. Solo nei lager italiani morirono c.a. 11.000 sloveni e croati. Nel lager di Arbe (Yugoslavia) ne morirono 1.500 circa. Vi furono internati soprattutto sloveni e croati (ma anche "zingari" ed ebrei), famiglie intere, vecchi, donne, bambini.
A Melada (Zara) in Dalmazia, il 29 giugno 1942 arrivò il primo trasporto, composto da 76 uomini, 103 donne e 44 bambini. In breve, le presenze nel campo salirono a 1.320 persone. In data 15 agosto 1942 erano rinchiusi nel campo 1.021 donne, 866 uomini e 450 bambini, di cui 10 nati nel campo. Molti dei prigionieri vennero via via trasferiti in Italia, alle Fraschette di Alatri in particolare. Il maggior numero di presenze si registrò, al netto dei trasferimenti, il 29 dicembre 1942 con 2.400 prigionieri. Il campo cessò la sua attività il 9 settembre 1943. Le stime dei ricercatori e degli storici valutano in circa 10.000 il totale dei prigionieri passati per Melada, con un numero di morti pari a 954. In questo totale non è possibile sapere se sono compresi i 300 fucilati quali ostaggi.
Altri campi furono organizzati a Mamula e Prevlaka, nel Cattaro, e a Zlarino (Zara).
E’ certo, tuttavia, che il campo più tristemente famoso fu quello di Arbe (Rab), nell’isola omonima, ove alla fine del giugno 1942, dopo aver evacuato forzosamente gli abitanti delle case della zona scelta per l’insediamento del campo, dopo aver allargato una strada, i soldati italiani diedero il via all’installazione di circa mille tende, ciascuna da sei posti.
A proposito ecco un documento del 15 dicembre 1942, in quella data l'Alto Commissariato per la Provincia di Lubiana, Emilio Grazioli, trasmise al Comando dell'XI Corpo d'Armata il rapporto di un medico in visita al campo di Arbe dove gli internati "presentavano nell'assoluta totalità i segni più gravi dell'inanizione da fame" ( la morte sopraggiungeva soprattutto per la fame), sotto quel rapporto il generale Gastone Gambara scrisse di proprio pugno: "Logico ed opportuno che campo di concentramento non significhi campo d'ingrassamento. Individuo malato = individuo che sta tranquillo".
Robotti continuò a riportare il comando di Mussolini:
"Totale evacuazione quindi… Ignorate la sofferenza del popolo… Si capisce che la deportazione non esclude l’uccisione di tutti i colpevoli o dei sospettati di attività comunista…".
"Bisogna ricostruire a qualunque prezzo la supremazia italiana ed il suo prestigio, a costo dell’estinzione di tutti gli Sloveni e della distruzione della Slovenia…".
Per questo motivo non stupisce il comando del generale Robotti trascritto a mano dal capo di Stato Maggiore Annibale Gallo il 4 agosto 1942: "Si ammazza troppo poco!"
Troppo poco! Una dettagliata ricerca scientifica ha tuttora rilevato che le autorità italiane d’occupazione 41-43, attraverso l’esercito regolare, ( poi i massacri continuarono da parte nazista e dei reparti fascisti italiani e collaborazionisti sloveni) vi uccisero 1.569 Slovene e Sloveni. I nomi ed i cognomi degli ostaggi uccisi, dei condannati e dei paesani deportati sono archiviati nell’Istituto sloveno di storia contemporanea.
Si seguito solo in una zona ristretta nei pressi di Gorizia, controllata dall’esercito italiano e in cui i partigiani non erano ancora in grado di agire.
07/04/42 Moforte del Timavo e Succoria due civili fucilati 11 case bruciate 287 civili deportati.10/05/42 Succoria 3 civili uccisi.
04/05/42 zona Spodnia Bitnja 28 civili uccisi 117 case bruciate 462 civili internati
21/07/42 Podgrig 5 civili uccisi 6 case bruciate.
8/08/42 Ustie e Uhanje 8 civili torturati e uccisi, 36 civili arrestati 80 case bruciate.
4/12/42 Gradisce 3 civili uccisi e uno sfuggito alla morte.
24/02/43 Predmea 6 civili trucidati e una casa bruciata.
08/03/43 Erzelij tutta la popoazione deportata.
10/03/43 Kozjane paese bruciato.
31/03943 Gaberije, Planina,Sanabor, Bela, tutta la popolazione deportata.
16/05/43 Stijak 13 civili uccisi 31 case bruciate
23/06/43 Vojsko 4 civili uccisi. 20 arrestati 30 case bruciate.
Ecc.......
Va ricordato anche l’accorato appello del Vescovo di Gorizia alle autorità fasciste, in cui si chiedeva di fermare le violenze contro la popolazione civile ritenuta composta da " buoni cristiani".



Il 30 aprile ricorre il 67° anniversario della strage di Lipa-Croazia, in cui 269 civili furono trucidati da reparti nazisti e fascisti e bruciati, 85 erano bambini con meno di 12 anni.
Furono inoltre decine di migliaia i civili falciati dai plotoni di esecuzione italiani, dalla Slovenia alla "Provincia del Carnaro", dalla Dalmazia fino alle Bocche di Cattaro e Montenegro e in Grecia, senza aver subito alcun processo, ma in seguito a semplici ordini di generali dell'esercito, di governatori o di federali e commissari fascisti.

Dino  Ariis

(Pubblicato nel 2010 sul Blog "Guerra nel Gemonese")

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