Album di guerra

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I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona

venerdì 6 maggio 2011

Quel giorno del 1944, ai funerali di Renato Del Din

A Tolmezzo è stato ricordato l'atto coraggioso di alcune donne che, nell'aprile del 1944, sfidarono gli occupanti tedeschi per rendere omaggio a Renato Del Din, il partigiano "Anselmo", caduto durante un'azione nella cittadina carnica.



Sfidarono i nazisti per rendere
onore a Renato Del Din

di David Zanirato
Per questo gesto definito eroico quattro donne tolmezzine, Agata Bonora in Vidoni, Gentile Cargnelutti, Sara Menchini e Franca Marini, si sono viste intitolare dalla città di Tolmezzo una targa commemorativa, nel giorno delle celebrazioni per il 66° Anniversario della Liberazione.Sfidarono i nazisti per rendere
onore a Renato Del Din
Con grande coraggio sfidarono l’ordine nazista, presero le briglie della carrozza che stava portando il feretro di Renato Del Din e fecero deviare il corteo funebre per le vie del centro di Tolmezzo, così da permettere a tutta la popolazione di salutare degnamente il comandante partigiano Anselmo, che tre giorni prima, il 25 aprile 1944, perì sotto una raffica di mitra della milizia fascista.

L'amministrazione comunale di Tolmezzo, l'Anpi e l'Apo le hanno volute ricordare con una serie di manifestazioni.

(da: http://altofriuli.com/cultura/storia/tolmezzo-per-la-festa-di-liberazione-rievoca-i-funerali-di-renato-del-din.htm )


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«Si va di cheste bande ca»


Maria Agata Bonora(in Vidoni)
Era un  ragazzino.....
... quel sottotenente della brigata Julia, dopo l'armistizio era andato a fare il partigiano, con altri compagni aveva fondato la brigata Osoppo-Friuli, il suo nome di battaglia era Anselmo e lottava per liberare la Carnia.

Non mancava certo il coraggio a quei partigiani.
 Repubblicani, monarchici,socialisti, cattolici, tutti uniti per liberare l'italia...la notte tra il 24 e il 25 aprile 1944 assaltarono la caserma fascista di Tolmezzo.

 Le prime pallottole che gli entrarono in corpo non lo fermarono, ci volle una raffica di mitragliatrice per non farlo arrivare a 22 anni.

Ma il ragazzino faceva paura anche da morto e i tedeschi imposero che il funerale, il 27 aprile, si facesse alle 7 di mattina, che il povero carro passasse fuori dal paese e che  alla popolazione fosse vietato accompagnare Anselmo al cimitero.

Però,  quando arrivarono al bivio e prima di poter obbidire all'ordine che era di non percorrere la strada principale che portava al cuore del paese, il prete con i chierichetti e i militari, che scortavano il triste carro, trovarono una donna, una donna  che prese decisa le briglia di uno dei cavalli da tiro:«Si va di cheste bande ca»...si va da questa parte!

...altre donne  seguirono la prima, fiere, coraggiose, perchè non era cosa da poco sfidare fascisti e nazisti e a loro si unirono altri e altri ancora si accodarono, man mano che il corteo avanzava nel paese  e alla fine erano centinaia che seguivano il ragazzino, qualcuno appoggiò un cappello con la penna nera sulla cassa...

.... così Renato Dal Din, detto Anselmo, ebbe un funerale solenne, perchè la dignità di Agata e di tutti quelli che la seguirono, intimidì e spiazzò chi avrebbe voluto umiliare il partigiano e tutto quello per cui era morto.

Questa storia tristemente iniziata, finisce anche peggio, Agata Bonora, dopo poco pagò il suo coraggio e venne deportata e quando tornò, distrutta dalle privazioni della detenzione che dopo un paio di anni la portarono alla morte, non trovò ad attendela il suo Giovanni, l'uomo, molto più mite della tosta compagna, imprigionato con la falsa accusa di avere armi nascoste nel fienile,attese, ingenuamente fiducioso, il processo.
 Era tenuto in fermo in una luogo dove avrebbe con facilità potuto scappare, ma a chi lo esertava a scavalcare la finestra, rispondeva sereno che non aveva fatto niente e che sapeva che le cose si sarebbero chiarite...

Agata aveva pagato duramente il suo desiderio che il ragazzino avesse una degna sepoltura, il suo Giovanni lo trovarono dopo mesi, in un campo vicino al cimitero, con una pallottola in testa e in una buca che, forse, aveva dovuto scavare lui stesso, senza un fiore della sua donna, senza una lacrima dei tre figli,Ernesto, Giovannie e  Giacomo, che stavano sulle montagne a combattere e di Innocente, il primogenito, deportato in Germania...

Tolmezzo ha voluto ricordare Agata e le sue compagne: Sara, Franca e Gentile,  il 27 aprile di quest'anno, con una targa posta sul muro del municipio.
(da: http://deepnightpress.blogspot.com/2011/05/si-va-di-cheste-bande-ca.html)

2 commenti:

  1. Perchè i partigiani sono "poveri" ed i fascisiti no!!!!!
    I partigiani non sono comunisti, i comunisti non vogliono la tanto conclamata PACE?
    Ed allora i morti devono essere tutti uguali.
    Non è che Caduti ammazzati dai fascisti sono morti e quelli Caduti per mano comunista non sono morti?

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  2. I fascisti caduti ammazzati non lo sono stati solo per mano comunista, ma anche per mano osovana, inglese, americana yugoslava ecc... forse si erano creati troppi nemici intorno collaborando con i nazisti nel piano criminale di annientare più di metà dell'umanità e dell'altra metà di ridurla in schiavitù.

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