Album di guerra

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I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona

sabato 8 novembre 2014

Prosegue il dibattito sulle rappresaglie tedesche in Carnia




Il Messaggero Veneto, nelle ultime settimane, ha continuato ad ospitare diversi interventi incentrati sul sempre dibattuto argomento delle responsabilità delle rappresaglie tedesche in Carnia nel 1944-45. La discussione era ripresa da un intervento del sig. Simone Lansotti che ha  suscitato  diverse valutazioni, spesso contrastanti. 

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STORIA I tedeschi e le rappresaglie 


Messaggero Veneto,  9 settembre 2014


Il signor Pierpaolo Lupieri, con lettera pubblicata su questa rubrica, invitava il signor Simone Lansotti a riconsiderare le sue convinzioni secondo le quali le rappresaglie tedesche degli anni 1943/45 erano diretta conseguenza degli attacchi partigiani, portando ad esempio l'attacco partigiano che causò l'incendio di Forni di Sotto. Sottolineava altresì Lupieri che «le disposizioni naziste di allora, in spregio a qualsiasi considerazione militare e umana non necessitavano di particolari provocazioni per provocare stragi infamanti». È mia convinzione che qualsiasi rappresaglia attuata sulla popolazione civile incolpevole e inerme sia sempre un atto orrendo e criminale. La Convenzione dell'Aja del 1907 alla quale hanno aderito anche Germania e Italia è però di tutt'altro avviso. L'art. 42 recita testualmente che: "(…) la Potenza occupante (l'esercito tedesco nella fattispecie), al fine di garantire la sicurezza delle proprie truppe e al fine di mantenere l'ordine e la sicurezza (…) può procedere alla cattura e all'esecuzione degli ostaggi". L'Art. 2 della Convenzione di Ginevra del 1929 inoltre, chiarisce che: "Le misure di rappresaglia in guerra sono atti che, anche se illegali, nelle condizioni particolari in cui esse si verificano, possono essere giustificati (…)". Il signor Lupieri considera poi che "l'attacco partigiano a Forni di Sotto, come quello sul ponte di Nojaris", erano da "intendersi, in qualsiasi contesto, ordinarie e legittime azioni di guerra". Gli fa eco l'Art. 1 della Convenzione dell'Aja 1907: "Un atto di guerra legittimo può essere compiuto solo dagli eserciti regolari, ovvero da corpi volontari (…) che abbiano alla loro testa una persona responsabile, abbiano un segno distintivo fisso riconoscibile a distanza e portino apertamente le armi". Gli attacchi partigiani pertanto non erano azioni legittime. Consapevole di ciò, il Governo del Sud, presieduto da Badoglio, aveva diramato l'ordine di non fare attentati ai tedeschi per non generare conseguenti rappresaglie. Solo più tardi, lo Stato italiano riconobbe come propri combattenti anche i partigiani. Decreto però non ratificato in sede internazionale. Le convinzioni del signor Lansotti, pertanto, appaiono più che fondate. Per evitare rappresaglie, non bisognava provocarle. I partigiani "sparavano e poi sparivano", Senza accorrere in aiuto alla popolazione, costretta a subire le ritorsioni tedesche. 

Gianni Conedera Ovaro

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RESISTENZA I fatti del 1944 a Forni di Sotto 


Messaggero Veneto,  19 settembre 2014


Sulla pagina delle lettere del vostro giornale, nei giorni scorsi, esce una lettera firmata dal signor Simone Lansotti di Udine ed altra, dello stesso tenore, appare a firma del signor Gianni Conedera di Ovaro, le quali citano e giudicano - a proprio uso e consumo - le motivazioni che hanno portato i nazifascisti ad eseguire l'incendio di Forni di Sotto avvenuto il 26 maggio 1944. Su quanto da questi Signori scritto, mi limito soltanto tre elementari considerazioni. La prima:per ricordargli che il secondo conflitto mondiale fu avviato dal nazismo di Hitler, sostenuto successivamente dal fascismo di Mussolini, per cui ad ognuno le proprie responsabilità. La seconda: per ricordargli a tener ben presente che dopo l'8 Settembre 1943, data dell'Armistizio dell'Italia con gli Alleati, nel Centro-Nord d'Italia venne organizzata la Resistenza con alla guida il Comitato di Liberazione Nazionale (Cln) con sede in Milano, finalizzato alla cacciata dell'Esercito invasore nazista dal territorio Nazionale, per cui guidati da una struttura rispettosa e collaboratrice dell'avvenuto Armistizio. La terza: invito i signori citati a leggere più attentamente e correttamente questa parte di Storia, con particolare attenzione agli eventi che si riferiscono all'incendio di Forni di Sotto, inoltre ad avere maggior rispetto e senza alcuna strumentalizzazione per quella popolazione, che anche con le loro sofferenze, privazioni, e sacrifici ha contribuito a riportare la Libertà e la Democrazia nel nostro Paese, nonché nei confronti di quei tanti cittadini ancora presenti , come il sottoscritto, che quei fatti gli hanno vissuti. 

Gianni Nassivera già Sindaco di Forni di Sotto

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STORIA La guerra e gli eserciti 


Messaggero Veneto,  19 settembre 2014


Ho letto l'ultima lettera di Gianni Conedera e mi pare che abbia dimenticato l'Rsi e la situazione venutasi a creare dopo l'8 settembre 1943. Inoltre ho consultato il testo della "IV Convenzione dell'Aja 1907 concernente le leggi e gli usi della guerra per terra" in: www.difesa.it e non ho trovato l'articolo 42 dallo stesso citato. Su detta fonte io ho trovato solo l'art. 42 nella parte III intitolata: "dell'autorità militare sul territorio dello stato nemico", che così recita: «Un territorio è considerato come occupato quando si trovi posto di fatto sotto l'autorità dell'esercito nemico. L'occupazione non si estende che ai territori ove tale autorità è stabilita e può essere esercitata». Infine la convenzione dell'Aia del 1907 vincolava le potenze contraenti, nel caso della Germania l'impero tedesco, finito dopo la prima guerra mondiale. La convenzione firmata il 27 luglio 1929 a Ginevra è relativa al trattamento dei prigionieri di guerra ed alla loro tutela e non a misure di rappresaglia, come parrebbe leggendo Conedera. Se con "esercito regolare" si intende quello previsto dall'ordinamento di uno Stato, le formazioni partigiane dipendenti dal Cvlai, e riconosciute dal Clnai, agenti come forze militari organizzate, non possono esser definite appartenenti ad un esercito regolare. La causa di numerosi problemi alla popolazione italiana fu la guerra, e chi fece piombare l'Italia in guerra fu il fascismo. 

Laura Matelda Puppini Tolmezzo

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STORIA Rastrellamenti e requisizioni 


Messaggero Veneto,  24 settembre 2014


Rispondo agli interventi che mi vedono chiamato in causa: potrebbe darsi che la popolazione dei paesi rastrellati non consegnasse il bestiame all'ammasso perché, durante la guerra (in)civile, requisizioni arbitrarie ad opera di gruppi come l'intendenza Montes, spalleggiata da Romano il mancino e i suoi, lasciavano poca disponibilità di viveri ai civili, se sommate a quelle regolari del Governo. Queste ultime venivano ridistribuite con le famose "tessere" alla popolazione, le prime finivano nei depositi partigiani, molto spesso nemmeno italiani. Riguardo il dubbio che esprimevo sulla provocazione volontaria di rappresaglie da parte dei partigiani –definita "tesi nazi-fascista"-, allego uno scritto di G.Bocca in "Storia dell'Italia partigiana": "Il terrorismo ribelle non è fatto per prevenire quello dell'occupante, ma per provocarlo, per inasprirlo. Esso è autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglie per coinvolgere gli incerti, per scavare il fosso dell'odio". Bocca fu comandante partigiano nelle formazioni Giustizia e Libertà… Temo che conclusioni analoghe a quelle che potrebbero nascere da questa lettura, si potrebbero trarre rivedendo in modo meno fazioso altre "azioni di guerra" come la strage di v. Rasella a Roma, o i fatti di piazzale Loreto dell'agosto '44 e molti altri… Concludo: in quel periodo di Santi in giro se ne vedevano pochi e non vestivano tutti la stessa uniforme. 

Simone Lansotti Udine

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STORIA Gli inglesi e i boeri 


Messaggero Veneto,  10 0ttobre 2014


Relativamente a quanto scrive il signor Lansotti nell'ultima sua, ricordo che la politica degli Inglesi verso i Boeri, e in generale quella dei colonizzatori verso le popolazioni colonizzate, propongono una riflessione ben antecedente a fatti resistenziali su cosa si commise verso i civili e relative motivazioni. Quando i Boeri, in Sudafrica, passarono alla guerriglia, le truppe inglesi cominciarono ad applicare la strategia della terra bruciata. Distrussero e incendiarono numerose fattorie e imprigionarono vecchi, donne, bambini in "concentration camps", ove morirono a migliaia. E gli Inglesi non furono gli unici, nelle colonie e territori occupati o da occupare, a commettere nefandezze sui civili inermi, basta vedere cosa fecero altri popoli, europei e non. Ma nessuno, in questi casi, disse che la colpa di simili tragedie erano i "ribelli", come nel caso della Resistenza Italiana. Tale tesi è poi quella sostenuta da Priebke, ed è la tesi difensiva nazista, e probabilmente fu anche quella di molti altri, per giustificare a se stessi le atrocità compiute verso le popolazioni, sposando il concetto della "responsabilità allargata". Infine le formazioni combattenti partigiane friulane, come altre, erano prevalentemente composte da militari allo sbando dopo l'8 settembre '43, considerati dall'Rsi disertori, e da renitenti alla leva, che si sentivano vincolati al codice etico militare che richiedeva di non arrendersi senza combattere. 

Laura Matelda Puppini Tolmezzo

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STORIA Rappresaglie e convenzioni 


Messaggero Veneto,  20 0ttobre 2014


Recentemente sono state pubblicate due lettere in contraddittorio e contestazione alla mia precedente, a firma di Gianni Nassivera, già sindaco di Forni di Sotto, e Laura Matelda Puppini. Nassivera scriveva che ho citato "a proprio uso e costume le motivazioni che hanno portato i nazifascisti ad eseguire l'incendio del suo paese il 26 maggio '44 e di "aver maggior rispetto per la popolazione di Forni di Sotto". Egregio signor Nassivera, chi cita testualmente articoli di Convenzioni Internazionali per porre in risalto quali reazioni (rappresaglie) si sarebbero potute logicamente aspettare in seguito alle azioni di guerriglia compiute da gruppi armati (partigiani) non considerati, all'epoca dei fatti, legittimi combattenti, non può essere accusato di alcun uso strumentale, tanto più se costui è animato solamente da interessi di ricerca storica e non già da smania di appariscenza della propria figura sociale, seppur modesta, come quella di una carica politica comunale. Credo che il maggior rispetto per la popolazione di Forni di Sotto sia nel dire apertamente la verità, che quell'incendio poteva e doveva essere evitato non compiendo azioni avventate e pericolose per i civili inermi e incolpevoli, e non facendogli credere oggi, "che le loro sofferenze, privazioni e sacrifici", come da lei asserito, sono stati mali obbligatoriamente necessari per la conquista della libertà. Alla signora Matelda Puppini che ha scritto che "la Convenzione dell'Aja è relativa al trattamento dei prigionieri di guerra (…) e non a misure di rappresaglia, come sembrerebbe leggendo Conedera", rispondo che sulla mia lettera avevo citato anche la Convenzione di Ginevra, particolare evidentemente sfuggitole. La Convenzione dell'Aja, tuttavia, prima del 1949, non prevedeva, come dalla stessa Matelda asserito, alcuna norma che vietava l'esecuzione sommaria di civili. Anzi, nessun ascolto trovò la proposta del delegato olandese che chiedeva che i catturati in territori occupati potessero essere uccisi solo dopo regolare processo. Le vicissitudini militari durante la seconda guerra mondiale si svolsero al di fuori di qualsiasi regolamentazione internazionale dei diritti dei civili. Il tribunale di Norimberga, nelle sentenze dei processi ai crimini nazisti, sanciva, a conferma di quanto contemplato dalla Convenzione di Ginevra, appunto, che "Le misure di rappresaglia in guerra, sono atti che, anche se illegali, nelle condizioni particolari in cui esse si verificano, possono essere giustificate". Il diritto alla rappresaglia era previsto anche dal codice britannico "British Manual of Military Law" e da quello americano "Rules of Land Warfare 1940". Nel 1947, i magistrati britannici, nel processo al generale tedesco Alber Kesselring, sancirono che "Nulla impediva che una persona innocente potesse essere uccisa a scopo di rappresaglia". Infatti, con queste sentenze, mettevano al riparo anche loro stessi per i massacri di civili compiuti con i bombardamenti su Dresda e "consimili". A Berlino, l'Armata Rossa che occupava la città, minacciò come rappresaglia, l'uccisione di 50 ostaggi tedeschi ogni russo ucciso. 

Gianni Conedera Ovaro

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