Album di guerra

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I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona

sabato 5 novembre 2011

Quelle stragi di civili nel 1943-45. Un intervento di Franco Giustolisi

Franco Giustolisi, l'autore de "L'Armadio della vergogna", recentemente uscito in una nuova edizione, interviene sul "Corriere della Sera" proponendo nuovamente una riflessione sui "perchè" di quei silenzi che impedirono le indagini sui crimini.  Sono tematiche che riguardano anche il Friuli e di cui si è discusso, a suo tempo, anche a Trasaghis nel corso della presentazione del libro alla presenza dell'autore.


Le stragi naziste di civili dal ' 43 al ' 45 


Caro direttore, ti pongo gli estremi di un grande mistero. E chiedo a te, nonché a tutti i cittadini italiani, ogni aiuto possibile per risolverlo. Domenica 9, sul tuo stesso giornale, Paolo Fallai ne ha tratteggiato mirabilmente la sintesi: centinaia di stragi (615 solo nell' armadio della vergogna, ma ne sono scaturite moltissime altre neanche finite in quell' armadio), e decine di migliaia di vittime, io calcolo intorno alle 30.000, tra civili inermi, non partigiani, per lo più bambini, vecchi, donne, e nostri militari trucidati dopo che avevano alzato bandiera bianca. Questo enorme fiume di sangue italiano fu versato da mani nazifasciste tra il settembre del ' 43 e l' aprile del ' 45. Ma non basta, dato che l' Italia libera con un suo governo, il primo o il secondo a guida Alcide De Gasperi, decise di occultare il tutto per ragioni di Stato, che non spiego per motivi di spazio. Facendo così annullò le iniziative del precedente governo di centro sinistra presieduto da Ferruccio Parri che invece voleva perseguire i responsabili di quelle super feroci e immani stragi. Quindi giustizia, storia e memoria, civiltà e responsabilità varie finirono in un vecchio mobile situato in un vano semi nascosto della Procura generale militare di Roma. E lì fu «discoperto», ma ormai si trattava di una patata bollente di cui tutti cercavano di disfarsi, nella tarda primavera del 1994. Salto una serie di passaggi, per dire che ancora non era finita perché i processi aperti, dopo difficilissime e logoranti ricerche, sono stati di fatto annullati. Basti pensare che a fine 2010 i condannati all' ergastolo per quelle stragi erano 21, dicasi 21. Poi qualcuno ha tirato le cuoia, perché neanche i nazisti sono immortali, ma i sopravvissuti stanno tranquilli nelle loro residenze tedesche dato che nonostante gli appelli pubblici dei procuratori generali militari non più al soldo del potere governativo come negli anni ' 40, ai ministri della Difesa, della Giustizia e degli Esteri, in occasione delle aperture degli anni giudiziari militari, non c' è stata risposta. E non c' è stata risposta della politica di centro, di destra o di sinistra. Idem per la quasi totalità della stampa. E soprattutto tace, anzi si nasconde, chi avrebbe la responsabilità primaria di intervenire, cioè l' Anpi nazionale (anche se il neopresidente Carlo Smuraglia sembra aver ripreso l' iniziativa) dato che i civili massacrati rappresentavano le retrovie senza le quali i combattenti per la libertà non avrebbero potuto sopravvivere, e le rappresentanze dei militari. Il muro del silenzio non accenna a sbrecciarsi. Eppure, come ho scritto sul Manifesto in contemporanea con l' articolo di Fallai, si è ricordato con grande evidenza il decennale dell' attentato delle torri gemelle. E giustamente; ma perché si tace sulla più grande tragedia italiana che ha fatto per lo meno 10 volte tanto le vittime di New York ed è tra le più singolari al mondo per le sue specificità? Io, per quanto mi sia ingegnato, adoperato e indignato, non so trovare risposte. Ed ecco perché questo mio tentativo, che non sarà certamente l' ultimo, di porre il problema in modo corale attraverso il tuo giornale. 
Franco Giustolisi 
(da: Corriere della Sera, 30 ottobre 2011)

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