Album di guerra

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I Partigiani del Battaglione "Prealpi" a Gemona
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sabato 27 agosto 2016

Salire in Ledis, per ricordare i caduti del Gemonese

A Ledis (Gemona del Friuli) cerimonia in ricordo dei 53 gemonesi caduti nella Lotta di Liberazione


                                            Risultati immagini per Ledis + chiesetta

Domenica 28 agosto 2016
71ˆ FESTA DI LEDIS in ricordo dei 53 gemonesi caduti durante la Lotta di Liberazione
Domenica 28 agosto 2016

PROGRAMMA
ORE 11,00 Santa messa presso la Chiesetta di Ledis
Saluto del Sindaco di Gemona del Friuli
Breve saluto del rappresentante dell’ANPI
Intervento commemorativo del Presidente dell’Associazione Partigiani Osoppo Friuli
Consegna di medaglie alla memoria ai familiari di alcuni patrioti osovani di Gemona del Friuli
ORE 12,30 Momento conviviale e di festa a cura del Comitato “Borg di Taviele”


martedì 20 maggio 2014

Il ricordo del Comandante Daniel, dalla Russia alla Val del Lago, dalla Val d'Arzino a Clauzetto


Clauzetto, tutti uniti per ricordare “Daniel”
La cerimonia per i 70 anni della morte del comandante partigiano russo Serracchiani: rilanciamo da qui un messaggio di pace per tutta l’Europa

(Messaggero Veneto, 19 maggio 2014)

CLAUZETTO. Le associazioni partigiane dell’Anpi e dell’Apo, il presidente della regione Debora Serracchiani, i sindaci della Val d’Arzino, le autorità civili e religiose russe hanno ricordato, nel 70º della sua scomparsa, Danijl Avdeev Varfolomeievic “Daniel”, comandante partigiano del battaglione Stalin, della brigata Garibaldi-Picelli, caduto a 27 anni in combattimento contro i nazisti a San Francesco di Vito d’Asio alla fine di ottobre del 1944, insignito alla memoria dallo stato italiano di medaglia d’oro al valoro militare.
Nell’orazione ufficiale Giuseppe Mariuz, presidente dell’Anpi ha ricordato «il comandante Daniel quale protagonista di quel grande movimento resistenziale contro il nazifascismo che in tutta Europa coinvolse milioni di persone d’ogni nazionalità, età, sesso, fede politica e religiosa». Danijl Avdeev, nato in una povera e numerosa famiglia contadina a Vokhomsk, oltre gli Urali, è arrivato in Friuli, fuggendo da un lager nazista. La sua storia avventurosa lo vede ufficiale di cavalleria allo scoppio della guerra contro la Russia, catturato dai nazisti, Daniel fugge e raggiunge le sue linee. Degradato, processato per essersi fatto catturare dai nazisti, viene inviato al fronte in un battaglione di punizione. Nuovamente prigioniero dei nazisti, internato a Mulhberg e a Monaco, evade una seconda volta. Raggiunge la Svizzera, poi l’Italia e, in val d’Arzino, diventa, per meriti acquisiti in combattimento, comandante del battaglione Stalin composto da russi, georgiani e italiani, prima di cadere a sua volta in uno scontro con i tedeschi alla fine di ottobre del 1944, scontro ingaggiato per permettere ai suoi compagni di sganciarsi.
Sulla sua tomba, fuori le mura del cimitero di Clauzetto, in tanti gli hanno reso omaggio provenienti da tutta la regione e dalla comunità russa. Picchetto d’onore e fanfara della Brigata Julia, a introduzione della cerimonia commemorativa coordinata da Jurij Cozianin dell’Apo di Udine. Il discorso ufficiale di Giuseppe Mariuz sulla figura del comandante “Daniel”, pronunciato a nome dell’Anpi regionale è stato preceduto dagli interventi dei sindaci di Clauzetto e Vito d’Asio Flavio Del Missier e Pietro Gerometta. I Comuni di San Vito e di Spilimbergo hanno inviato il gonfalone. Accanto a Debora Serracchiani, Cenghis Mukamadir, per il consolato generale russo in Italia di Milano, Elena Tuksumskaja presidente del Centro di sviluppo trasnazionale Russo di Palmanova, Carlo Dall’Ava, console onorario russo a Udine e padre Vladimir Melnicuk della Chiesa ortodossa russa, che ha piantato una betulla davanti alla tomba di Daniel.
Significative le parole di Debora Serracchiani che ha ricordato quella grande esperienza friulana di libertà rappresentata dalla Repubblica partigiana della Carnia. «Ci riunisce oggi sulla tomba del comandante Daniel – ha detto Serracchiani – un grande messaggio di pace che il Fvg fa proprio e rilancia, nutrendo il dialogo e l’operosa collaborazione con i popoli di lingua slava e con quelli di lingua tedesca. Abbiamo conosciuto l’orrore di due guerre sanguinose e la paura raggelante di una terza, proseguiremo con determinazione e fiducia su cammino della pace, raccogliendo l’esempio di coloro che preferirono morire anziché sopportare l’ingiustizia».
Sigfrido Cescut
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venerdì 20 dicembre 2013

Sabato 21 la presentazione del libro "Venzone in guerra"

“Venzone in guerra. Note per una ricostruzione delle vicende della seconda guerra mondiale a Venzone”. E’ questo il titolo del nuovo Bollettino che l’Associazione Amici di Venzone ha appena dato alle stampe. L’autore, Pieri Stefanutti, vi ripercorre gli anni cruciali ‘43 – ‘45 sviluppando un racconto corale, in cui a farsi sentire sono veramente, attraverso le fonti ampiamente citate, le voci dei protagonisti registrate nei diari di memorie, nei libri storici della Pieve, in articoli di giornale, interviste e video – interviste effettuate in anni recenti. Tra le  numerose testimonianze ci è rimasta l’eco delle parole di un certo Guido Valent, che il 25 dicembre 1942 annotava: “non c’è più tempo per pensare a nessuno, [...] c’è solo la pelle di mezzo”, testimonianza semplice e diretta di quanto disumanizzante sia la guerra. Una guerra che l’impegno degli Amici di Venzone ci permetterà di ripercorrere nelle sue vicende locali, attraverso gli occhi e le parole di protagonisti, i quali alcuni concittadini sicuramente ancora ricordano. 
(http://impegnocivicopervenzone.blogspot.it/2013/11/amici-di-venzone.html)

La presentazione del volume,  cui tutta la popolazione è invitata, è fissata per sabato 21 dicembre alle 15 nella sala Patriarca Bertrando in via Glizoio di Mels.


venerdì 20 settembre 2013

"Gemona intitoli una via a don Pancheri". L'APO rilancia la proposta

L'Associazione Partigiani Osoppo rilancia la proposta di dedicare una via di Gemona a don Alberto Pancheri, il sacerdote degli Stimmatini che fu uno dei più attivi promotori della Resistenza gemonese.

                        

L’Apo: dedichiamo una via a don Alberto Pancheri

GEMONA L’Associazione partigiani Osoppo ha inviato in questi giorni al sindaco di Gemona, Paolo Urbani, la richiesta ufficiale di intitolare una via o una piazza della cittadina a don Alberto Pancheri, detto “Ettore”. Don Pancheri fu un eroico sacerdote della comunità degli Stimmatini che negli anni fra il 1943 e il 1945 organizzò e diresse la rete clandestina della Resistenza osovana nel Gemonese. Nel dettaglio, don Pancheri fu uno dei primi comandanti del reparto Ledra dove operò con la collaborazione dell’Azione Cattolica rappresentata allora in particolare nella cittadina pedemontana da Gioacchino Marini e Antonio Mattiussi. Della figura di Pancheri si era parlato anche nel corso di una conferenza organizzata a Gemona la scorsa estate proprio dall’Apo con la partecipazione dello storico Pieri Stefanutti di Trasaghis e di Lodovico Copetti dell’Anpi cittadino che, nel suo intervento, si era soffermato proprio sul celebre sacerdote gemonese. Già in quell’occasione, era emersa l’idea di intitolare una via o piazza del paese a don Alberto Pancheri e ora l’Associazione partigiani Osoppo ha presentato una richiesta ufficiale in tal senso all’amministrazione civica guidata dal sindaco Urbani. (p.c.)


La proposta era già stata avanzata, ancora nel 2005, dall'allora consigliere  comunale Gian Francesco Gubiani.

«Una via per don Pancheri»

GEMONA. Ricordare don Alberto Pancheri, con una lapide o dedicandogli una via: è questa la richiesta che il consigliere comunale di Glemone Vive Gianfrancesco Gubiani, con un’interpellanza per la quale aspetta risposta scritta, ha presentato nei giorni scorsi al sindaco Gabriele Marini, proponendo che l’iniziativa coincida con il 60° anniversario della Liberazione, il 25 aprile. Gubiani spiega nel documento chi fosse e di conseguenza perché il sacerdote meriti di essere ricordato dai gemonesi, sottolineando che forse lo stesso genitore del sindaco, noto partigiano gemonese, era stato coinvolto da questo personaggio: don Pancheri, infatti, per lungo tempo missionario in Cina, al rientro era stato nominato direttore del Collegio degli Stimmatini di Gemona; questo incarico, aggiunto alle conoscenze relative all’organizzazione e alla tattica di difesa apprese all’Est, gli aveva consentito di assumere un ruolo determinante nel movimento di Resistenza gemonese.
Il Padre Stimmatino non solo ha garantito protezione ai tanti giovani aderenti all’Azione Cattolica che non volevano assolvere l’obbligo della leva, ma in prima persona ha provveduto al reclutamento di questi e altri giovani nelle file partigiane della Divisione "Osoppo"; lo stesso don Alberto, ricorda Gubiani, costituì ben due battaglioni - il "Prealpi" ed il "Ledra" - di uno dei quali fu anche il comandante.
«Tra le diverse strategie adottate dal sacerdote - sottolinea in una nota il consigliere - rimase famosa l’installazione di una radio, all’interno di una statua della Madonna collocata nel giardino interno del collegio, per comunicare con gli alleati e in particolar modo con il maggiore scozzese Mc Pherson, che gli alleati avevano inviato sulle montagne di Gemona già all’indomani dell’8 settembre 1943». Il consigliere di minoranza suggerisce infine di favorire, anche attraverso l’istituzione di una borsa di studio, l’approfondimento, la valorizzazione e la pubblicazione degli studi sull’operato di don Pancheri, figura di cui molti gemonesi si sono dimenticati o, come nel caso delle generazioni più giovani, non hanno addirittura mai sentito parlare.
Natalina De Pascale



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